Cronaca

Covid, in Piemonte pochi tamponi e balzo di casi. Rossi (Pd): «Sistema in affanno»

La nostra regione tra le ultime per tamponi eseguiti ma seconda per il balzo di contagi nell'ultima settimana. L'allarme dei consiglieri Pd: «Un rapporto che preoccupa. E i tempi di esecuzione dei tamponi si allungano oltre la settimana di attesa. Che succederà con l'influenza?». A maggio l'assessore Marnati annunciava: «Siamo a 7.700 tamponi giornalieri, in ottobre superereo i 20mila». I dati della stessa Regione dicono che solo nell'ultima settimana la media è salita a 5.971 e quota 7.000 è stata superata solo due volte: il 14 maggio e ieri, 6 ottobre.

Sempre più critico il quadro dell’epidemia in Piemonte, regione tra quelle ad eseguire meno tamponi e a veder crescere di più i casi di Covid. Lo dicono i numeri del Ministero della Salute: a ieri sera, 6 ottobre, la nostra regione risulta la 14ª in Italia per tamponi eseguiti nell’ultima settimana rispetto alla popolazione e addirittura 18ª se si considerano i tamponi “diagnostici”, quelli utilizzati per i test di ricerca di nuovi contagi, non per le conferme di positività o guarigione. Ma è anche diventata la seconda per il salto (oltre il +78%) di nuovi casi in una settimana.

I contagi: proprio ieri sera il Piemonte ha registrato 259 nuovi casi, di cui 185 (il 71,4%) asintomatici. 74 casi provengono dall’attività di screening e 132 dai contatti di casi già rilevati; riguardo all’ambito sono 21 quelli rilevati nel mondo della scuola e 26 nelle residenze per anziani. Lo scorso 3 ottobre in Piemonte si erano registrati 279 nuovi casi: per trovare un dato superiore occorre tornare ai tempi del lockdown, il 2 maggio (495).

Numeri che fanno allarmare e suscitano anche reazioni politiche. Tornano a pronunciarsi i consiglieri regionali del Pd, il novarese Domenico Rossi e il collega Daniele Valli (entrambi componenti della Commissione sanità regionale) che sottolineano con forza la necessità di aumentare il numero dei tamponi.

GLI ANNUNCI DI MARNATI, I NUMERI DICONO ALTRO

Del resto tale necessità sembra da tempo chiara anche alla Giunta di centrodestra che amministra il Piemonte. Ma l’allineamento con le altre maggiori regioni del Nord Italia non è ancora avvenuto. Il 12 maggio, in avvio della allora “fase 2”, l’assessore regionale all’innovazione Matteo Marnati, novarese, in videoconferenza aveva annunciato: «Siamo arrivati a una media di 7700 al giorno. A giugno si potrà arrivare a 15 mila tamponi al giorno con un massimo di 20 mila che potrà essere superato in vista dell’autunno». Non solo. Nuovo annuncio, sempre di Marnati, un mese fa, esprimendo l’intenzione di far eseguire tamponi a tappeto nelle scuole, dopo la riapertura, gestiti da neolaureati in medicina, con il coinvolgimento dell’Università del Piemonte Orientale.

Ora i numeri dicono che le cifre dichiarate da Marnati sono rimaste nelle intenzioni, così come l’annuncio sulle scuole che sembra essere rimasto tale, secondo alcune voci poichè accantonato dal collega alla sanità, Icardi, per puntare sulla rete territoriale già presente.

I numeri: i 7.000 tamponi giornalieri sono stati superati solo due volte, cioè il 14 maggio (7.894) e ieri, 6 ottobre (8.104), secondo i dati dell’Unità di crisi Covid – Regione Piemonte. In questa settimana 6 ottobre-30 settembre, in Piemonte sono stati eseguiti 41.796 tamponi (in media 5.971 al giorno, con un aumento del 10,8% rispetto alla settimana precedente. Comunque si tratta di 959 tamponi settimanali ogni 100mila abitanti, contro una media nazionale di 1186 (+9,7% sulla settimana precedente), con due enti sopra il doppio della media piemontese (Provincia autonoma di Trento 2208 e Veneto 2021) più altre dieci regioni sopra quota 1000. Tra le regioni più colpite in queste settimane, resta alle spalle del Piemonte solo la Campania (811). Guardando poi ai tamponi “diagnostici” il Piemonte è a 21.614 nell’ultima settimana, cioè 3088 al giorno (+7,8% rispetto alla settimana prima) ma si tratta di soli 496 su 100mila abitanti, contro i 1068 del Lazio, 811 del Veneto, 768 della Lombardia, 724 della Liguria ed anche 640 della Campania.

In aggiunta nella nostra regione si fa sempre più preoccupante il quadro della circolazione del virus: 1339 casi nell’ultima settimana (media giornaliera 191) cioè il +78% rispetto alla precedente, aumento inferiore solo all’Umbria. Rispetto alla popolazione gli ultimi sette giorni hanno visto 30,7 contagi ogni 100mila piemontesi, contro i 25,6 della media italiana, peggio di Emilia-Romagna (23,6) e Lombardia (21,3), ma pur sempre meglio di Liguria (55,6), Campania (46,7) e Veneto (35,6). Tuttavia i dati piemontesi sono rilevati con un minor numero medio di tamponi e potrebbero risultare sottostimati.

ROSSI E VALLE: «FALLIRE NON E’ AMMESSO»

Non a caso Rossi e Valle intervengono allarmati: «L’aspetto più preoccupante è che questo dato (dei nuovi contagi in Piemonte, ndr) sia così alto nonostante l’esiguo numero di tamponi effettuati nella nostra regione».

I due consiglieri Pd sottolineano inoltre che «il tempo di attesa tra la segnalazione del medico curante e l’esecuzione del tampone da parte delle Asl è in aumento. In alcuni casi si supera la settimana di attesa. E’ evidente che il sistema è già in affanno». E si chiedono: «Cosa succederà con l’arrivo dei virus influenzali e para-influenzali? Il nostro sistema è già alla massima capacità di lavoro nonostante le rassicurazioni delle dichiarazioni ufficiali?»

Proseguono Rossi e Valle: «Più tamponi e maggiore celerità nella loro esecuzione servono per scoprire più positivi e porli in quarantena per evitare che il contagio si diffonda e permettere così alle strutture ospedaliere di poter curare chi si aggrava». Questo, concludono, «è l’unico modo per affrontare questa pandemia in attesa del vaccino e di cure adeguate. Fallire oggi non è ammesso, perché a differenza di febbraio scorso, sappiamo cosa fare e abbiamo avuto tutto il tempo di preparare i nostri sistemi sanitari. Questa volta non ci saranno scusanti».

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