La variante urbanistica per il completamento del polo di corso Vercelli ha trasformato l’ultima seduta del consiglio comunale di Novara in un acceso ring, portando al pettine tutti i nodi irrisolti tra la visione di sviluppo della giunta e le aspre critiche dell’opposizione. Al centro del dibattito, il futuro di un’area di quasi 300mila metri quadrati, destinata a ospitare l’espansione della novarese Comoli Ferrari, ma soprattutto nuovi insediamenti produttivi e logistici, con l’ombra emergente dei data center.
La miccia è stata accesa dall’illustrazione della delibera da parte dell’assessore all’Urbanistica, Marzia Vicenzi, che ha spiegato come il provvedimento servisse anche per unificare le procedure ambientali e per controdedurre a due osservazioni presentate rispettivamente dalla società proponente e dal circolo Legambiente “Il Pioppo”, le cui richieste sulle compensazioni ambientali verranno trattate nella successiva fase di variante di impatto ambientale.
La reazione del Partito Democratico è stata un fuoco di sbarramento. Mattia Colli Vignarelli ha accusato la maggioranza di aver «mascherato l’operazione sotto il nome della Comoli Ferrari, pur sapendo che la vera destinazione del terreno agricolo sarà un ennesimo capannone logistico, aprendo le porte anche alla nuova speculazione dei data center». Sulla stessa linea Sara Paladini, che ha paragonato i rendering del progetto alle rassicuranti scenografie del “Truman Show”, avvertendo che «l’arrivo dei Data Center porterà strutture enormi senza alcuna ricaduta occupazionale umana».
A fornire la misura dell’impatto sul suolo ci ha pensato il capogruppo M5S Mario Iacopino: «Stiamo parlando di 294mila metri quadrati, ovvero 41 campi da calcio. Dobbiamo iniziare a misurare l’effetto cumulativo dei capannoni sul territorio novarese». Rossano Pirovano e Cinzia Spilinga (PD) hanno incalzato sul primato perso dalla politica a favore dei privati, sottolineando come l’ampliamento della storica azienda novarese occupi meno del 10% dell’area, lasciando il resto in balia di una logistica caratterizzata da manodopera a basso costo, mentre Milù Allegra ha evocato “Il ragazzo della via Gluck” per denunciare il continuo consumo di suolo agricolo in barba a un osservatorio sulla logistica mai realmente attivato.
Di fronte alle bordate, la replica del sindaco Alessandro Canelli è stata netta e frontale. Il primo cittadino ha rivendicato con forza la bontà dell’operazione, spiegando che l’obiettivo primario è attrarre nuova manifattura e lavoro qualificato, unica vera ricetta per far beneficiare la città. «Un territorio non può rimanere immobile. Noi abbiamo l’occasione di completare un’area e, così facendo, acquisiremo anche le compensazioni necessarie per completare il parco dell’Agogna. Non possiamo sempre e solo dire di no».
Canelli non si è sottratto nemmeno sul tema più spinoso, quello dei data center: «Sono infrastrutture necessarie per usare la tecnologia che tutti noi utilizziamo, non fate gli ipocriti. Così come senza la logistica le merci non transiterebbero nel mondo. Voi potete fare i professionisti del “no”, noi abbiamo la responsabilità di dare un futuro a questa città stimolando innovazione e ricerca. Se siete invaghiti dagli ambientalisti e volete tornare all’età della pietra, fate come volete».
A chiudere il cerchio è stato il capogruppo dem Nicola Fonzo, che ha respinto l’etichetta di “pauperista” affibbiata all’opposizione: «Quando avete portato in aula progetti come Silicon Box o insediamenti manifatturieri veri, noi abbiamo votato a favore. Il punto è che i data center consumano acqua e producono un calore immenso: è un modello di sviluppo che non regge più dal punto di vista ambientale. A dividerci non sono i “sì” o i “no”, ma due visioni dello sviluppo cittadino completamente incompatibili».








