È arrivata anche a Novara l’operazione della Polizia di Stato “Alto impatto” contro le devianze giovanili, capace di restituire a livello italiano numeri da capogiro tra arresti, “crack house” smantellate e quintali di droga sequestrati. Declinata nel Novarese con un bilancio che fotografa una microcriminalità meno strutturata, ma comunque diffusa.
La Squadra Mobile ha passato al setaccio le aree a maggiore densità criminale, arrivando a identificare 2.304 persone, di cui ben 862 minorenni. L’esito dei controlli si traduce in dieci denunce a piede libero, per reati che spaziano dal porto di oggetti atti a offendere all’inosservanza del foglio di via, fino alla resistenza a pubblico ufficiale. Sul fronte degli stupefacenti, cinque soggetti (tra cui due minori) sono stati sanzionati, con il sequestro di 11,26 grammi di cocaina e 33,24 grammi di hashish. Tolto dalle strade anche un piccolo e variegato arsenale da rissa: un taglierino, una mazza da baseball e due repliche ad aria compressa, tra cui un fucile e una finta pistola Beretta.
Ma il vero colpo di scena dell’operazione si è consumato lo scorso 15 ottobre nel piazzale della stazione ferroviaria. Durante i pattugliamenti, gli agenti hanno fermato un ventitreenne straniero, nato in Italia e residente a Vercelli. Inserendo il nominativo nella banca dati Schengen è scattato l’alert: sul giovane pendeva un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità svedesi per spaccio di sostanze stupefacenti.
Il ricercato internazionale è stato immediatamente trasferito nel carcere novarese. Una permanenza durata però il tempo della burocrazia: la Corte d’Appello di Torino, pur convalidando l’arresto, ne ha infatti disposto la scarcerazione, sostituendo la cella con l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Il ventitreenne attenderà così a piede libero l’eventuale richiesta di estradizione da parte della Svezia.








