Punti pediatrici chiusi, l’Asl non torna indietro: «Non è un problema economico, mancano i medici»

Niente da fare per i punti pediatrici del sabato mattina. Dopo la chiusura del 1° ottobre, gli ambulatori di Novara e Borgomanero non riapriranno. E non per ragioni economiche, come ha chiarito il direttore generale dell’Asl Angelo Penna, ma per la mancanza di pediatri disponibili a garantire i turni. Una situazione che lascia le famiglie senza un servizio di assistenza per i bambini nei fine settimana, proprio alla vigilia della stagione influenzale.

È quanto emerso dalla commissione consiliare che si è riunita oggi pomeriggio, 8 ottobre, alla presenza dei vertici dell’Asl e dei rappresentanti del comitato dei genitori che da mesi si batte per mantenere aperti i Papt, i Punti di assistenza pediatrica territoriale. Una mobilitazione che ha raccolto circa 3.600 firme, senza però riuscire a scongiurare la chiusura.

«Ci sembra strano che siano i pediatri a sostituirsi alle aziende sanitarie nelle decisioni sull’organizzazione dei servizi», ha osservato Claudio Ardizio, portavoce del comitato genitori, ricordando gli incontri avuti anche con il sindaco Alessandro Canelli e l’assessora alle Politiche sociale Teresa Armienti. Il comitato contesta soprattutto l’impossibilità di trovare una soluzione temporanea: «Basterebbe anche un solo pediatra per distretto, eventualmente coinvolgendo professionisti in pensione disponibili a lavorare a gettone, con un compenso di 500 euro a turno». Una proposta che, secondo i genitori, potrebbe fare di Novara e Borgomanero un esempio per il resto della Regione.

Penna: «Il problema non è economico, non possiamo obbligare i pediatri»

A spiegare le ragioni della chiusura è stato il direttore generale: «Se fosse stato un problema di bilancio non avremmo nemmeno attivato il servizio», ha chiarito, ricordando che i punti pediatrici erano previsti dal precedente accordo integrativo con i pediatri di libera scelta.

Il nuovo accordo del 2026, invece, non contempla più espressamente il servizio del sabato, pur lasciando aperta la possibilità di attivare accordi a livello locale. Ed è proprio qui che si è creato lo stallo: l’Asl non ha strumenti contrattuali per imporre ai pediatri di garantire i turni, trattandosi di professionisti convenzionati e non di dipendenti dell’azienda sanitaria.

A complicare la situazione è stata la progressiva diminuzione dei medici disponibili, fino a rendere impossibile mantenere contemporaneamente le due postazioni di Novara e Borgomanero. Penna ha inoltre ricordato che il servizio registrava mediamente tra i 10 e i 20 accessi al sabato, talvolta anche per necessità sanitarie non particolarmente urgenti, e che ogni pediatra era affiancato da un’operatrice sociosanitaria.

L’Asl aveva manifestato la disponibilità a cercare un’intesa per proseguire l’attività, ma la proposta non si è tradotta in una riapertura. Il risultato è un vuoto assistenziale che, secondo i genitori, rischia di riversarsi sul pronto soccorso pediatrico.

Case della Comunità e Aft: la nuova organizzazione non risolve il problema del sabato

La prospettiva indicata dall’Asl è quella della riorganizzazione dell’assistenza territoriale attraverso le Aft, le Aggregazioni funzionali territoriali, e le Case della Comunità. Un sistema che per i medici di medicina generale è già più avanzato: sul territorio sono state costituite dodici Aft, con ambulatori organizzati per garantire una copertura dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20.

Per i pediatri, invece, il percorso è ancora indietro. Sono previste tre Aft pediatriche, una per distretto, ma mancano ancora gli accordi necessari a renderle operative. Sul territorio i pediatri sono una trentina.

Il direttore direttore Distretto urbano di Novara Gianfranco Masoero ha spiegato che sono già stati avviati gli incontri con le organizzazioni sindacali e che l’obiettivo è rendere operative le nuove aggregazioni dal 1° gennaio. Quanto alle Case della Comunità, sei delle sette strutture previste risultano già attive, ma il ruolo dei pediatri dovrà essere definito attraverso ulteriori accordi e linee guida.

Il punto, però, è che la nuova organizzazione non prevede automaticamente il ripristino dell’assistenza pediatrica del sabato. La presenza dei pediatri nelle Case della Comunità dovrà essere regolata da accordi e riguarderà, secondo quanto illustrato in commissione, le giornate dal lunedì al venerdì. Il fine settimana rischia dunque di rimanere senza una risposta dedicata anche quando il nuovo sistema sarà pienamente funzionante.

Le critiche dei consiglieri: «È una responsabilità della politica»

Nel dibattito è emersa con forza anche la questione delle responsabilità politiche. «I pediatri avranno le loro ragioni, ma per me questa è una responsabilità della politica», ha osservato il capogruppo del M5S Mario Iacopino: «Stiamo meglio o peggio rispetto a quando il servizio esisteva? Che cosa ha fatto la politica regionale? Non è stato previsto nemmeno un periodo di accompagnamento verso il nuovo sistema».

Sulla stessa linea il consigliere del Pd Rossano Pirovano, che ha chiesto di portare la questione all’attenzione del consiglio comunale. «Se non è un problema economico, allora è una scelta politica. Il rischio è quello di intasare il pronto soccorso pediatrico e, ancora una volta, saranno le famiglie a doversi fare carico delle conseguenze». La speranza, ha aggiunto, è che le Case della Comunità possano rappresentare almeno una parte della soluzione.

Più ampia la riflessione della collega Sara Paladini, che ha collegato la carenza di professionisti alle scelte compiute negli anni nella programmazione della formazione medica e nell’organizzazione della sanità. «Si sta ragionando soltanto sull’ultimo tassello, senza affrontare il quadro generale», ha osservato, richiamando anche la crescente presenza delle strutture private.

La proposta dei genitori: un servizio ponte fino ai nuovi accordi

Il comitato non si arrende e chiede almeno una soluzione transitoria. Tra le proposte c’è quella di riprendere l’ipotesi di due ambulatori pediatrici a Novara e Borgomanero dal 1° ottobre 2026 al 30 aprile 2027, già prospettata dall’Asl a settembre, per coprire almeno i mesi invernali.

Non una semplice proroga con una nuova scadenza, ma un servizio ponte verso un accordo territoriale stabile, annuale e rinnovabile. I genitori chiedono inoltre di valutare il coinvolgimento di pediatri privati o in pensione, disponibili a garantire i turni del sabato con incarichi a gettone, e di definire un calendario pubblico per l’integrazione del servizio nelle Aft e nelle Case della Comunità.

Tra le richieste anche un sistema informatico, attraverso un’applicazione o un sito, che permetta alle famiglie di sapere dove trovare un pediatra disponibile durante la giornata, anche in un Comune diverso da quello di residenza, oltre alla convocazione della commissione regionale competente per affrontare il problema insieme alle organizzazioni sindacali e ai rappresentanti dei genitori.

La domanda rivolta dai genitori ai vertici dell’Asl è rimasta sostanzialmente la stessa: dove portare un bambino che sta male il sabato, quando la situazione non è così grave da richiedere un pronto soccorso ma non può nemmeno aspettare il lunedì?

Per il momento, dalla commissione non è arrivata una risposta capace di restituire il servizio. E mentre si attendono i nuovi accordi e l’avvio delle Aft pediatriche, il sabato resta il grande assente della riorganizzazione sanitaria territoriale.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore