Verso il nuovo Piano regolatore: il dibattito sul futuro di Novara. L’intervista al presidente di Novara Green Fabrizio Cerri

Fabrizio Cerri, presidente di Novara Green, guarda alla città di domani incrociando i due grandi temi urbanistici del momento: le linee guida del nuovo Piano Regolatore Generale e l’attualità del cantiere di piazza Martiri. Un approccio che rifugge le critiche distruttive a prescindere, ma che punta il dito sulle criticità pratiche: da dove trovare i fondi per i parchi, a come evitare che il nuovo salotto cittadino si trasformi in una spianata inaccessibile nei mesi estivi.

Cerri, partiamo dal nuovo PRG. Qual è il giudizio di Novara Green sull’impianto ambientale del documento appena presentato? 

«Sulla parte ambientale c’è stato un buon lavoro e questo va riconosciuto senza indugi: è indubbio che dietro le elaborazioni e i dati ci siano studio e competenze reali. Il fatto di immaginarsi una Novara che nei prossimi anni abbia la possibilità di espandere le aree verdi, depavimentare e creare nuovi viali alberati è estremamente positivo. Di fronte al climate change, la priorità assoluta è creare corridoi verdi in grado di accompagnare all’ombra le persone dalle periferie verso il centro e abbattere le isole di calore urbano».

Tuttavia, manca un’indicazione geografica precisa su dove realizzare questi corridoi. Voi avete una proposta?

«Esatto, al momento non ci sono indicazioni sulle logiche di individuazione. Noi abbiamo proposto di agganciare questo obiettivo al PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), che prevede l’estensione delle “zone 30”. Da quelle strade si potrebbe e si dovrebbe partire, perché sono diffuse in tutti i quartieri. Immaginiamocele fin da subito come vere e proprie zone verdi con maggiori tutele bioclimatiche per i cittadini che si spostano dalle periferie al centro: sarebbe un segnale forte se nel PRG si facesse un cenno concreto a questa implementazione ».

Sui grandi parchi urbani, invece, la vostra analisi è più severa. Perché? 

«Diciamo bene, ma non benissimo. Non entro nel merito della validità dei parchi, ma faccio una critica sul “come” si faranno. I parchi dell’Agogna, del Terdoppio e della Battaglia erano già previsti nel Piano precedente dell’inizio degli anni 2000. Il parco dell’Agogna, addirittura, in origine era più ampio perché integrava l’area dove ora sorge il centro commerciale. Purtroppo non sono mai stati realizzati. Quindi, al di là di citarli nuovamente sulle mappe, bisogna capire se le prossime amministrazioni ci investiranno direttamente o se si aspetteranno, come accaduto fino ad ora, le compensazioni urbanistiche barattando con ulteriore consumo di suolo. È inutile riproporre le stesse idee se non c’è una volontà di investimento vero per farle andare avanti».

Veniamo al tema caldo di questi giorni: piazza Martiri. Voi vi smarcate da chi boccia il progetto del Comune in toto, ma chiedete correttivi. 

«Non condividiamo l’approccio distruttivo di alcuni, per cui quanto proposto sia tutto da buttare. La trasformazione da parcheggio a spazio semi-pedonale è un passaggio storico per Novara, e riconosciamo l’impegno del sindaco nel cercare una soluzione. Ma non basta inserire elementi d’acqua e qualche alberatura per garantire il successo architettonico e sociale di uno spazio così strategico. Il progetto ci sembra carente sotto alcuni aspetti fondamentali per la vivibilità: serve prevedere zone con ombra naturale, invece di concentrare gli alberi solo ai margini a decoro, e sostituire parte della pavimentazione impermeabile con superfici drenanti. Servono panchine disposte per favorire la socialità e spazi flessibili per eventi e dehors. Questi elementi nel primo progetto presentato dal Politecnico di Milano erano decisamente meglio rappresentati».

Il rischio è quello di creare una piazza esteticamente curata ma inutilizzabile nei mesi caldi? 

«Sì. A sostegno di questa preoccupazione cito sempre piazza Roma a Modena: è stata pedonalizzata con ampie superfici pavimentate, fontane e pochissimo verde. Quell’esperienza dimostra quanto la scarsità di ombra incida negativamente sull’uso quotidiano di una piazza. E attenzione, anche la sicurezza e la prevenzione del degrado dipendono dalla capacità di uno spazio di attirare persone: la vera prevenzione si fa con la bellezza e con l’utilità vissuta dei luoghi».

Sui paletti del progetto pesa in modo decisivo il giudizio della Soprintendenza. Lei ha parlato di una tutela un po’ “improvvisa” a protezione della statua. 

«È una situazione che fa riflettere. Per decenni sono stati tollerati usi della piazza di ogni tipo: è stata un enorme parcheggio, ha ospitato eventi di ogni genere a ridosso della statua equestre. Oggi, improvvisamente, posizionare qualche albero in più o creare sedute al centro della piazza diventa un problema insormontabile di tutela del monumento. La stessa cosa è stata fatta intorno al monumento della piazza della Scala a Milano, ci domandiamo perchè qui non sia possibile.  Chiediamo una valutazione che tenga conto anche delle esigenze di chi quello spazio dovrà viverlo».

C’è ancora tempo per raddrizzare il tiro? 

«Il tempo c’è. I malumori in città sono davvero tanti il che vuol dire che qualcosa che non va su questo progetto c’è. Con piccole ma sostanziali modifiche migliorative, ascoltando le proposte del territorio, è ancora possibile arricchire il progetto. L’obiettivo comune deve essere dare alla città una piazza non solo bella da vedere, ma viva, sicura e che serva davvero a Novara».

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.