A 82 anni dall’eccidio, Novara ha ricordato ieri i 13 Martiri di Vignale, i giovanissimi uccisi il 26 agosto 1944 durante uno dei più tragici episodi della lotta di Liberazione nel Novarese.
Alla commemorazione di ieri hanno preso parte le autorità e i rappresentanti delle associazioni partigiane. Per il Comune di Novara era presente l’assessore Rocco Zoccali, mentre la Provincia è stata rappresentata dal consigliere Pietro Palmieri.
L’orazione ufficiale è stata affidata a Luca Giani, giovane membro del Comitato provinciale dell’Anpi di Novara: un passaggio di testimone alle nuove generazioni nel ricordo di una vicenda che appartiene alla memoria collettiva della città.
L’eccidio del 26 agosto 1944
I fatti risalgono agli ultimi giorni di agosto del 1944, in una delle fasi più dure della guerra e della repressione nazifascista. I tredici giovani erano renitenti alla leva della Repubblica sociale italiana e si erano rifiutati di arruolarsi nelle sue forze armate.
All’alba del 24 agosto furono prelevati alla cascina Buzzoletto, nel territorio di Garbagna Novarese, da reparti della Questura e delle Brigate nere e condotti nelle celle del Castello di Novara.
In quegli stessi giorni la Resistenza aveva intensificato le azioni di sabotaggio: erano stati fatti saltare il ponte stradale e quello ferroviario sul canale Cavour. La risposta fascista fu la rappresaglia. Due giorni dopo l’arresto, la mattina del 26 agosto 1944, i tredici prigionieri vennero portati a Vignale e uccisi a raffiche di mitragliatrice nei pressi del ponte ferroviario e di quello della provinciale, senza che nei loro confronti fosse stata pronunciata alcuna condanna.
Erano Orione Berto, Spartaco Berto, Antonio Denti, Pietro Molinari, Giuseppe Schiorlini, Angelo Saini, Renato Crestanini, Giovanni Diotti, Natale Diotti, Fausto Gatti, Igino Mancin, Secondo Passera ed Erminio Sara. Molti erano giovanissimi: le ricostruzioni storiche ricordano come in quel periodo l’età della chiamata alle armi fosse stata abbassata fino a 17 anni.
Dopo l’eccidio furono alcuni abitanti di Vignale a prendersi cura delle salme. Fra loro Rina Musso e il medico Piero Fornara, figura che sarebbe poi diventata centrale nella memoria della Resistenza novarese.
Da allora Vignale non ha mai smesso di ricordare quei tredici ragazzi. I monumenti nei luoghi dell’eccidio e la commemorazione che si rinnova ogni anno nell’ultima parte di agosto mantengono vivo il ricordo di una delle pagine più sanguinose della storia novarese durante la guerra.
Foto di Mario Finotti















