Siccità, danni fino all’80% nel Novarese. Parte la corsa allo stato di calamità, ma sui ristori è ancora tutto da decidere

Danni alle colture che possono arrivare all’80%, 32 Comuni della provincia chiamati da Coldiretti ad attivare le procedure per il riconoscimento dello stato di calamità naturale e, al momento, una sola amministrazione che risulta essersi formalmente mossa. Mentre la siccità continua a stringere il Novarese, alla prima conta dei danni si affianca una questione ancora senza risposta: quanti soldi arriveranno alle aziende agricole e quando?

A lanciare l’allarme è Coldiretti Novara-Vco, che con una lettera firmata dal presidente Fabio Tofi e indirizzata ai sindaci di 32 Comuni della provincia ha chiesto alle amministrazioni di attivare le procedure previste dalla normativa per il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Nel mirino ci sono riso, prati, cereali, colture oleaginose e mais.

«Si intende segnalare la grave situazione determinatasi a seguito del perdurare del periodo di siccità e del caldo anomalo di queste settimane che stanno colpendo l’intero territorio del comprensorio della provincia di Novara», scrive Tofi. Il problema riguarda innanzitutto le aree non irrigue o non irrigabili, dove la persistente assenza di precipitazioni sta mettendo in ginocchio le colture. Ma anche dove l’irrigazione è possibile la situazione è critica: pesano la mancanza di invasi e la scarsità dell’acqua derivabile dalla rete irrigua, ormai insufficiente a garantire un approvvigionamento adeguato.

Secondo Coldiretti, i danni a prati, cereali, colture oleaginose e mais sono ormai quantificabili e possono raggiungere perdite produttive fino all’80%. E l’allarme si estende al comparto più caratteristico della pianura novarese: «Se tale situazione dovesse perdurare ancora per una settimana, ci troveremo nelle analoghe condizioni anche per i campi coltivati a riso».

Da qui la richiesta ai 32 sindaci di attivarsi affinché le aziende possano accedere agli strumenti di sostegno previsti in caso di riconoscimento della calamità.

Trecate è il primo Comune a muoversi

Al momento, tra i Comuni interessati dall’appello di Coldiretti, Trecate è l’unico di cui risulta formalmente inviata una richiesta alla Regione. La giunta, guidata dal sindaco Raffaele Sacco, nella seduta del 13 agosto, ha votato all’unanimità una delibera per chiedere alla Regione Piemonte il riconoscimento dello stato di calamità naturale.

Il Comune cita i dati di Arpa Piemonte e Ibe-Cnr: deficit pluviometrici che hanno sfiorato il 44% a maggio e il 36% a giugno, temperature molto elevate e fenomeni di flash drought, la cosiddetta siccità veloce.

Ma Trecate va oltre la richiesta di ristori. Nella delibera chiede alla Regione di farsi promotrice nei confronti del Governo per finanziare e realizzare interventi strutturali, in particolare nuovi bacini di accumulo e l’efficientamento delle reti irrigue.

«Siamo di fronte a una crisi che non può più essere affrontata solo rincorrendo l’emergenza di anno in anno – ha dichiarato Sacco –. I nostri agricoltori non possono essere lasciati soli ad affrontare i danni di una crisi climatica ormai innegabile. Chiediamo ristori immediati, ma pretendiamo anche che si inizi a costruire oggi l’infrastruttura idrica necessaria per salvare il nostro futuro».

Sulla stessa linea l’assessore all’Ambiente Marco Uboldi, che parla di un «progressivo inaridimento» dell’ecosistema e indica nell’ottimizzazione della risorsa idrica e nelle reti di accumulo una priorità per Regione e Governo.

La Regione ha avviato la procedura. Ma quanti soldi ci sono?

La Regione Piemonte, in realtà, si è già mossa sul fronte istituzionale. A fine luglio ha convocato il Tavolo siccità, decidendo di mantenerlo permanente per seguire l’evoluzione della crisi, e ha avviato le procedure per lo stato di emergenza regionale.

Sul fronte dell’approvvigionamento idrico ha inoltre chiesto aiuto alla Svizzera per aumentare i rilasci d’acqua verso il Piemonte, mentre oltre cento Comuni piemontesi sono stati riforniti attraverso le autobotti.

Il 6 agosto il presidente Alberto Cirio e l’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni hanno annunciato un ulteriore passaggio: l’avvio delle procedure per chiedere lo stato di calamità naturale per il comparto agricolo, dopo le segnalazioni arrivate da Coldiretti, Confagricoltura e Cia. Parallelamente la Regione sta lavorando sugli aiuti Pac, in particolare per evitare penalizzazioni agli allevatori costretti ad abbandonare anticipatamente gli alpeggi, e sull’anticipo dei pagamenti alle aziende.

Resta però aperta la questione più concreta: quali risorse saranno effettivamente disponibili per compensare i danni provocati dalla siccità?

Interpellato sul punto, alla domanda se la Regione abbia già previsto risorse proprie, quale sia l’eventuale stanziamento e attraverso quali modalità intenda intervenire, l’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati ha risposto soltanto: «Sì, chiederemo lo stato di calamità».

Una risposta che conferma il percorso istituzionale già annunciato, ma che non chiarisce il nodo economico: al momento non viene indicata alcuna cifra né uno stanziamento regionale specifico destinato ai danni provocati dalla siccità.

Chi calcola i danni e quando possono arrivare i soldi

Il riconoscimento della calamità, inoltre, non significa automaticamente disponibilità immediata di risorse. La procedura regionale prevede, infatti, che siano i Comuni colpiti a trasmettere alla Regione la zona interessata, la natura dell’evento e una prima stima dei danni subiti dalle aziende agricole. Tocca poi agli uffici regionali effettuare gli accertamenti e arrivare alla quantificazione complessiva; alla Giunta regionale spettano la valutazione dei danni, la delimitazione dei territori colpiti e la valutazione economica del sostegno necessario.

Successivamente la Regione trasmette al Ministero la proposta di riconoscimento dell’eccezionalità dell’evento. Il Ministero deve quindi emanare il decreto di declaratoria e solo dopo si apre la fase delle domande di aiuto da parte delle aziende aventi diritto.

C’è soprattutto un passaggio che rende impossibile, oggi, sapere quanti soldi arriveranno: il decreto ministeriale che riconosce l’evento non comporta automaticamente lo stanziamento delle risorse. Il finanziamento arriva successivamente, attraverso il riparto delle somme disponibili nel Fondo di solidarietà nazionale. La stessa procedura regionale segnala che l’assegnazione dei fondi avviene normalmente entro l’anno successivo all’evento e che, in alcuni casi, determinati eventi possono anche non essere finanziati.

È dunque una strada che può essere lunga, mentre nei campi i danni si producono adesso.

Dopo la grandine, la siccità: l’estate nera dell’agricoltura novarese

La crisi idrica si inserisce inoltre in un’estate già durissima per l’agricoltura della provincia. Nei giorni scorsi una violenta grandinata ha devastato soprattutto i vigneti dell’Alto Novarese, colpendo aziende di Fara, Sizzano, Ghemme, Barengo, Romagnano Sesia, Carpignano Sesia e Recetto.

Si tratta di due fenomeni diversi, anche dal punto di vista delle procedure. La grandine è un evento violento e localizzato, per il quale è stata avviata una specifica ricognizione dei danni; la siccità è invece una crisi sistemica, che interessa un territorio molto più ampio e che ormai assume caratteristiche strutturali. Per gli eventi calamitosi localizzati, inoltre, la Regione distingue i danni alle strutture da quelli alle produzioni assicurabili, per i quali è previsto il ricorso al Fondo mutualistico nazionale AgriCat.

Per alcune aziende, però, le due emergenze rischiano di sovrapporsi: prima la grandine, poi la mancanza d’acqua, talvolta sugli stessi territori.

Ed è proprio questo il punto che va oltre l’emergenza dell’estate 2026. Se fino all’80% della produzione può andare perduta e persino il riso rischia di entrare in sofferenza, la discussione non riguarda più soltanto quanto pioverà nelle prossime settimane. Riguarda la capacità di accumulare l’acqua quando c’è, distribuirla quando manca e costruire una rete irrigua in grado di reggere estati che sempre più difficilmente possono essere considerate eccezionali.

Nel frattempo, però, gli agricoltori devono fare i conti con i danni di oggi. E tra richieste dei Comuni, riconoscimento ministeriale, quantificazione delle perdite e successivo riparto dei fondi, la cifra dei ristori resta ancora tutta da scrivere.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore