Da progetto pilota a percorso strutturato lungo l’intero anno scolastico, con cinque volte le risorse rispetto alla prima sperimentazione. Torna nelle scuole medie di Novara “In Sospeso”, il progetto promosso dall’associazione Sbulloniamo Insieme per trasformare la sospensione disciplinare da semplice allontanamento dalla classe a occasione di consapevolezza, responsabilizzazione e reinserimento. Per la seconda edizione la Fondazione Banca Popolare di Novara ha stanziato 100 mila euro, contro i 20 mila dello scorso anno.
La prima sperimentazione, partita a novembre dello scorso anno, aveva coinvolto il Convitto Carlo Alberto e l’istituto Rita Levi Montalcini, lavorando con piccoli gruppi di studenti sospesi o a rischio di sospensione attraverso laboratori espressivi, momenti di ascolto e attività di cittadinanza attiva. L’obiettivo era già allora quello di evitare che il provvedimento disciplinare si traducesse semplicemente in alcuni giorni trascorsi a casa, senza un percorso di elaborazione di quanto accaduto.
La seconda edizione, presentata da Tiziana Napoli insieme a Michela Agnesina di Sbulloniamo Insieme, amplia in maniera significativa il progetto. “In Sospeso 2.0 – Ritrovarsi per ripartire insieme” coinvolgerà tre scuole secondarie di primo grado: il plesso Pajetta dell’istituto comprensivo Rita Levi Montalcini, l’istituto comprensivo Bellini e il Convitto Carlo Alberto, concentrandosi in particolare sulle classi prime.
L’idea di fondo resta quella sperimentata lo scorso anno, ma viene anticipato e allargato l’intervento: non si lavora soltanto quando arriva una sospensione, ma anche sulla prevenzione e sul clima della classe. Il progetto utilizza i linguaggi dell’arte e il lavoro sul corpo per accompagnare i ragazzi nella rielaborazione dell’esperienza che ha portato al provvedimento disciplinare, intervenendo contemporaneamente sulle relazioni con i compagni e con gli adulti.
Il percorso è costruito attorno a tre dimensioni: l’“io”, con attività di consapevolezza personale, mindfulness, diario di bordo ed esplorazione sensoriale; il “tu”, dedicato alla relazione, alla fiducia e alla capacità di riconoscere le emozioni; il “noi”, che sposta l’attenzione sulla responsabilità collettiva e sulla ricostruzione del senso di appartenenza alla comunità scolastica.
Dalla prevenzione alla sospensione
“In Sospeso 2.0” accompagnerà gli studenti per tutto l’anno. Da settembre a dicembre è previsto un primo modulo di 12 ore per ciascuna classe, dedicato alla prevenzione; da gennaio a maggio seguiranno altre 10 ore per classe rivolte al consolidamento e al monitoraggio delle relazioni.
A queste attività si affiancheranno tre “finestre sospesi”, nei mesi di gennaio, marzo e aprile: periodi di due giorni nei quali due operatori lavoreranno con gli studenti destinatari di un provvedimento disciplinare per aiutarli a rielaborare ciò che è accaduto. A maggio è prevista infine una giornata di restituzione, pensata per ricomporre il rapporto tra il ragazzo e la comunità scolastica.
Una delle novità riguarda anche il supporto psicologico: ciascuna delle scuole coinvolte potrà contare su 40 ore di sportello “a chiamata”, rivolto in particolare agli studenti di seconda e terza media e attivabile quando il singolo ragazzo o la classe ne abbiano necessità. Psicologi e pedagogisti affiancheranno inoltre arteterapeuti e performer durante le attività, con piccoli team multidisciplinari.
Il gruppo di lavoro comprende, oltre a Napoli e Agnesina, Debora Giordi, responsabile dell’analisi del processo artistico ed educativo e della drammaturgia; Nadja Guesewell, incaricata della valutazione d’impatto; Anna Bosco, mediatrice penale esperta in giustizia riparativa, oltre ad arteterapeuti, psicologi, pedagogisti e professionisti della danza e del teatro.
Un modello da misurare e, se funziona, replicare
L’investimento della Fondazione Bpn servirà anche a verificare scientificamente i risultati del progetto. La valutazione d’impatto è stata affidata a Nadja Guesewell e dovrà misurare l’efficacia delle metodologie adottate. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un modello educativo che, una volta verificato, possa essere replicato anche in altre scuole secondarie di primo grado.
«Dopo aver verificato, nei mesi scorsi, i risultati molto positivi della fase sperimentale del progetto “In Sospeso”, la Fondazione ha stanziato la somma di 100 mila euro per sostenere la seconda fase» ha spiegato il presidente della Fondazione Bpn Franco Zanetta. Per la Fondazione, l’ampliamento a tutto l’anno scolastico, l’estensione del progetto e l’attenzione agli studenti più giovani sono gli elementi sui quali costruire «il recupero educativo e l’inclusione sociale».
Alla presentazione sono intervenuti anche i dirigenti scolastici Nicola Fonzo, del Convitto Carlo Alberto, e Riccardo Marola, dell’istituto comprensivo Bellini, insieme a Raffaella Zanardi, insegnante dell’istituto Rita Levi Montalcini. Proprio il coinvolgimento diretto delle scuole rappresenta uno dei passaggi centrali della nuova fase: l’obiettivo non è creare un percorso separato per chi viene sospeso, ma intervenire prima, durante e dopo il provvedimento, mantenendo il ragazzo all’interno della comunità educativa.
È il principio che aveva caratterizzato già la prima edizione. «Il progetto tiene i ragazzi a scuola, non li allontana: sono fuori dalla classe, ma restano dentro la scuola». Ora quel modello passa dalla fase pilota a una sperimentazione su modello scientifico più ampia, con risorse quintuplicate e l’obiettivo di capire se possa diventare una pratica stabile e replicabile.








