Siccità, il Piemonte torna ai livelli del 2022: 109 Comuni riforniti con le autobotti

La crisi idrica in Piemonte si aggrava e torna su livelli paragonabili a quelli dell’estate 2022. I Comuni costretti a ricorrere alle autobotti sono saliti da circa 70 a 109, con oltre 4 mila viaggi effettuati, mentre 163 amministrazioni hanno già emanato ordinanze per il risparmio idrico e ad altre 94 è stato chiesto di adottare analoghi provvedimenti.

È il quadro emerso durante la riunione dell’Osservatorio regionale sull’emergenza idrica, mentre la Regione ha esteso all’intero territorio piemontese lo stato di emergenza di rilievo regionale per gli incendi boschivi e si prepara ad adottare le ordinanze per ristorare le spese sostenute dai territori per fronteggiare sia la carenza d’acqua sia gli incendi.

Un primo segnale positivo arriva intanto dalla Svizzera. Dopo l’interlocuzione avviata dalla Regione, è stato aumentato il rilascio d’acqua attraverso il Tresa: secondo i dati di Arpa Piemonte, la portata a Ponte Tresa è passata da circa 3 a 8 metri cubi al secondo.

«Avevamo detto che sull’emergenza idrica si poteva intervenire chiedendo aiuto alla Svizzera. Nei giorni scorsi abbiamo chiesto di aumentare i rilasci d’acqua e oggi quel lavoro ha prodotto un primo risultato concreto», dichiarano il presidente della Regione Alberto Cirio e gli assessori all’Ambiente Matteo Marnati, all’Agricoltura Paolo Bongioanni e alla Protezione civile Marco Gabusi.

Parallelamente si sta lavorando sul bacino del Toce, attraverso una valutazione congiunta con Enel, per verificare la possibilità di aumentare ulteriormente la disponibilità d’acqua.

Arpa: una situazione che non si vedeva dal 2022

A fotografare la gravità della crisi sono soprattutto i dati di Arpa Piemonte. A fine luglio la regione presentava una situazione idrica «complessivamente e significativamente deficitaria», con condizioni di siccità severa su quasi tutto il territorio, ad eccezione del bacino della Dora Baltea. Valori analoghi, sottolinea l’Agenzia, non si osservavano dalla primavera del 2022.

Alla base della crisi c’è la combinazione fra precipitazioni scarse e temperature particolarmente elevate. Luglio ha registrato un’anomalia termica di circa 3 gradi sopra la media ed è risultato il secondo luglio più caldo della serie storica, con valori vicini al record del 2015. Tra la fine di maggio e la fine di luglio si sono inoltre susseguite quattro ondate di calore.

Sul fronte delle precipitazioni, luglio ha fatto segnare sul bacino del Po chiuso alla confluenza con il Ticino circa 33 millimetri di pioggia, il 54% in meno rispetto alla media climatica 1991-2020. Un dato che arriva dopo i deficit già registrati ad aprile (-56%), maggio (-44%) e giugno (-40%). Complessivamente, dall’inizio dell’anno le precipitazioni risultano inferiori del 20% rispetto alla norma.

Il caldo ha inoltre anticipato la fusione della neve accumulata in montagna e aumentato l’evapotraspirazione, aggravando lo stress dei suoli e della vegetazione proprio durante il periodo colturale.

Nel Nord Piemonte il deficit delle riserve raggiunge l’80%

Particolarmente pesante è il quadro per il Piemonte settentrionale. A fine luglio il volume complessivo delle risorse idriche superficiali, considerando gli invasi regolati e il Lago Maggiore, era stimato in circa 229 milioni di metri cubi: il 62% in meno rispetto alla disponibilità media del periodo. Nel Piemonte settentrionale il deficit raggiunge circa l’80%.

Critica soprattutto la situazione del Lago Maggiore, il cui livello è sceso di circa 50 centimetri nell’arco di un solo mese, avvicinandosi ai minimi storici stagionali. A fine luglio il volume d’acqua del lago disponibile per l’irrigazione era ridotto a circa il 5%.

Anche le falde iniziano a mostrare segnali di sofferenza, con livelli inferiori a quelli normalmente registrati in questo periodo dell’anno, anche se Arpa invita alla cautela perché il numero delle stazioni per le quali sono già disponibili i dati è ancora limitato.

Il confronto con il 2022 mostra però una differenza importante. Quella crisi era iniziata già nella seconda metà del 2021 e si era progressivamente aggravata durante un inverno eccezionalmente caldo e secco. Nel 2026 il deterioramento è stato invece molto più rapido, concentrandosi fra primavera ed estate. A fine luglio, tuttavia, le due annate risultano ormai molto simili per disponibilità delle risorse superficiali e gravità del deficit delle portate.

Ristori per autobotti e interventi urgenti

La Regione si prepara nel frattempo a intervenire sulle spese sostenute dai territori. Le prossime ordinanze individueranno gli interventi per i quali sarà richiesta la copertura attraverso il Fondo regionale di Protezione civile, comprendendo sia l’assistenza alla popolazione attraverso le autobotti sia gli interventi effettuati in somma urgenza dai Comuni per gli incendi.

«Ristoreremo le spese per le autobotti e per gli interventi urgenti, perché i sindaci che stanno affrontando questa emergenza devono sapere che la Regione è al loro fianco», affermano Cirio e gli assessori.

Sul fronte degli incendi, lo stato di emergenza regionale è stato esteso a tutto il Piemonte. Il presidente Cirio ha ringraziato Vigili del Fuoco, Corpo Aib, Protezione civile e volontari impegnati nelle operazioni, mentre nelle ultime settimane gli interventi più impegnativi hanno interessato diverse aree della regione, dal Torinese al Biellese e Vercellese, fino al Vco e all’Alessandrino.

Le prospettive restano incerte. Per agosto Arpa prevede temperature mediamente superiori ai valori climatologici per buona parte del mese, mentre le precipitazioni saranno soprattutto di carattere temporalesco. Un possibile ritorno verso condizioni più vicine alla normalità è previsto nella seconda metà del mese, ma per invertire una crisi che si è accumulata nel corso della primavera e dell’estate serviranno precipitazioni più diffuse e persistenti.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore