Ci furono delle negligenze nella manutenzione della tratta, visto che sulla rete si era aperto un varco, riparato solo in seguito, da cui passarono i cinghiali contro cui si scontrò l’auto su cui viaggiavano le due giovani vittime. In tribunale a Novara, al processo per omicidio colposo per l’incidente stradale avvenuto la notte fra il 30 settembre e il 1° ottobre 2020 sull’A26 Voltri-Sempione, nel territorio comunale di Carpignano Sesia, l’ingegner M.P., 44 anni, di Ghemme, manutentore coordinatore del Centro esercizio di Arona di «Autostrade per l’Italia», è stato quindi condannato a 2 anni di reclusione con la condizionale. Si tratta dell’incidente in cui persero la vita, due giovani calciatori molto noti nell’ambiente dilettantistico, Simonluca Agazzone e Matteo Ravetto, di 39 e 32 anni, residenti rispettivamente a Bogogno e Gattinara (Vercelli).
Per la stessa imputazione, legata a violazioni in tema di prudenza e rispetto delle norme del codice della strada, aveva scelto di patteggiare 1 anno e 4 mesi di reclusione in udienza preliminare tre anni fa il conducente della Volkswagen Golf finita lungo la scarpata dopo l’impatto con gli ungulati, un uomo di Gattinara amico delle vittime e rimasto lui stesso ferito nell’incidente.
Agli atti del processo una «super perizia», affidata in incidente probatorio, che aveva ricostruito in maniera approfondita il contesto in cui è maturata la tragedia, la dinamica, e lo stato di manutenzione dell’autostrada, finito fin da subito nel mirino. Secondo l’accusa, c’era una parte di recinzione totalmente mancante. Un varco mai sistemato da chi era tenuto alla manutenzione (è anche emerso che i fondi destinati alle piccole manutenzioni delle autostrade sono ridotti al minimo) e individuato come causa principale dell’incidente: da lì erano passati i cinghiali. Lo ha ipotizzato durante il processo anche un secondo perito, esperto di zoologia, che ha ritenuto invece poco probabile la tesi sostenuta dalla difesa dell’imputato, ovvero che gli animali potessero essere entrati in carreggiata dalle barriere autostradali di Ghemme o di Biandrate sull’A4, sebbene distanti chilometri dal luogo dello scontro. Una tesi non condivisa dal tribunale.
La difesa aveva chiesto l’assoluzione. I famigliari delle vittime non erano parte civile essendoci state delle trattative per il risarcimento dei danni.








