Dopo l’affondo dell’associazione nòva, che ha accusato la Soprintendenza di sacrificare efficienza energetica e risorse pubbliche imponendo pannelli fotovoltaici rossi sull’ex caserma Passalacqua, e dopo il durissimo attacco sferrato questa mattina dal sindaco Alessandro Canelli, che ha esteso le critiche anche ai numerosi cantieri cittadini rallentati o complicati dalle autorizzazioni dell’ente, arriva la replica ufficiale del soprintendente Federico Barello.
Il nodo resta quello dell’impianto fotovoltaico previsto sul tetto della Palazzina Comando dell’ex caserma Passalacqua, destinata ad ampliare il polo culturale di Spazio nòva. Nei giorni scorsi l’associazione aveva denunciato come la prescrizione di utilizzare pannelli rossi comporti costi maggiori e una produzione energetica inferiore rispetto ai tradizionali pannelli neri, mentre il sindaco ha inserito il caso in un elenco di interventi pubblici che, a suo dire, stanno subendo ritardi e aggravio di costi per effetto delle richieste della Soprintendenza.
Barello respinge però punto per punto le accuse. «L‘ex Caserma Passalacqua è un bene culturale sottoposto a tutela per decreto del direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Piemonte fin dal 2007 – afferma -. In quell’occasione è stato riconosciuto il valore architettonico e storico del complesso e sono stati tutelati soltanto alcuni edifici, tra cui la Palazzina Comando, che ne rappresenta l’elemento principale».
Il soprintendente ricorda poi che le prescrizioni contestate oggi, secondo l’ente, erano già contenute nell’autorizzazione rilasciata quattro anni fa: «La Soprintendenza nel maggio 2022 ha autorizzato il progetto predisposto dal Comune di Novara per la riqualificazione e l’efficientamento energetico dell’edificio. Nelle simulazioni grafiche l’impianto fotovoltaico era già rappresentato con pannelli di colore rosso. Poiché il progetto risultava carente sotto il profilo esecutivo, l’autorizzazione prescriveva che venissero trasmessi i dettagli dell’intervento e che fossero utilizzati pannelli con cromia simile al manto di copertura. Era quindi noto sin dalla progettazione definitiva e dal rilascio dell’autorizzazione quale fosse la tipologia di pannelli ritenuta compatibile con l’edificio tutelato».
Secondo Barello, il Comune avrebbe invece proseguito l’iter senza fornire gli approfondimenti richiesti. «Senza rispondere alla richiesta di approfondimenti della Soprintendenza, il Comune ha proceduto all’affidamento dei lavori e soltanto ora, in una fase avanzata dell’esecuzione, ha sottoposto alla valutazione dell’Ufficio una comparazione tra pannelli neri e pannelli rossi, chiedendo di poter installare quelli neri in ragione dei minori costi e della maggiore efficienza energetica».
Da qui la conferma della prescrizione già espressa nel 2022: «Abbiamo confermato quanto già autorizzato perché è necessario contemperare le esigenze di efficientamento energetico con la tutela del bene culturale – prosegue il soprintendente -. I pannelli neri determinerebbero un evidente impatto in contrasto con la copertura in tegole marsigliesi, che costituisce una caratteristica tipologica, costruttiva ed estetica dell’immobile tutelato. L’impiego di pannelli rossi consente invece una migliore integrazione architettonica e cromatica e un più adeguato bilanciamento tra tutela ed efficientamento energetico, che non viene certamente negato».
Barello sottolinea inoltre che la Soprintendenza avrebbe proposto soluzioni alternative per incrementare comunque la produzione di energia: «Abbiamo manifestato al Comune la massima disponibilità a valutare l’installazione di ulteriori pannelli fotovoltaici nelle aree esterne o sugli altri edifici del complesso non sottoposti a tutela, considerato che l’ex caserma ha dimensioni considerevoli e comprende anche porzioni prive di vincoli culturali».
Barello respinge anche l’idea che il “caso Passalacqua” rappresenti un’eccezione: «Le prescrizioni applicano standard di tutela uniformi in tutta Italia e anche a Novara. Lo dimostrano, ad esempio, la ricostruzione della manica C dell’istituto Omar, dove sono stati previsti pannelli rossi, e il recupero dell’ex Caserma Cavalli da parte dell’Agenzia del Demanio. Alla Caserma Salomone di Padova, invece, i pannelli neri sono stati collocati al di fuori degli edifici storici».
Infine il soprintendente richiama anche la recente giurisprudenza amministrativa: «Il Consiglio di Stato ha recentemente ritenuto legittimo il diniego all’installazione di pannelli neri sulle coperture di beni culturali, precisando che non viene escluso il ricorso alle energie rinnovabili, ma si impone il rispetto dell’immagine cromaticamente omogenea del tetto. Le sentenze richiamate dall’associazione Nova riguardano invece la tutela paesaggistica e non sono pertinenti, perché in questo caso è tutelato il valore di un bene architettonico».
La conclusione di Barello è però un invito a superare lo scontro: «Il miglioramento energetico degli edifici storici è un tema di grande attualità sul quale la Soprintendenza ha avviato da anni una profonda riflessione insieme al Ministero della Cultura. Il progresso tecnologico rende disponibili soluzioni sempre più efficaci, capaci di conciliare sostenibilità ambientale e conservazione del patrimonio storico. È un equilibrio che richiede rispetto reciproco, e questo rispetto deve valere sempre in entrambe le direzioni».







