Vannacci sarà il Bertinotti del centrodestra?

I sondaggi attribuiscono a Futuro Nazionale, il nuovo movimento politico guidato dal generale Roberto Vannacci, un consenso compreso tra il 4 e il 5%. Un risultato che, se confermato, collocherebbe il partito davanti alle formazioni centriste di Carlo Calenda e Matteo Renzi e lo renderebbe un potenziale concorrente della Lega, nelle cui liste Vannacci era stato eletto al Parlamento europeo prima di avviare il proprio percorso politico.

Il consenso che sembra raccogliere il generale proviene in larga parte da un elettorato di centrodestra insoddisfatto dell’azione del governo Meloni, ritenuta da alcuni troppo prudente sui temi della sicurezza, dell’immigrazione e dei rapporti con l’Unione Europea.

Per il momento Futuro Nazionale sembrerebbe in grado di superare quella soglia del 4 per cento che nel 2022 risultò fatale a Italexit di Gianluigi Paragone. Allora centinaia di migliaia di voti di area euroscettica non riuscirono a tradursi in rappresentanza parlamentare e finirono per non incidere sugli equilibri che portarono il centrodestra alla conquista del governo del Paese.

Se la crescita di Vannacci dovesse consolidarsi, per la coalizione di centrodestra potrebbe aprirsi una dinamica che ricorda da vicino una delle storiche difficoltà del centrosinistra: il cosiddetto “fattore Bertinotti”.

Negli anni Novanta e nei primi Duemila, infatti, Franco Bertinotti, allora leader di Rifondazione Comunista, rappresentava con il suo 6-7% una presenza indispensabile ma al tempo stesso problematica per le ambizioni dell’Ulivo. Senza l’alleanza con la sinistra radicale era difficile costruire una maggioranza vincente; con quell’alleanza, però, si rischiava di allontanare l’elettorato moderato e di rendere meno omogenea la proposta politica.

Un equilibrio complesso che contribuì alle difficoltà dei governi guidati da Romano Prodi. La seconda esperienza dell’Unione terminò proprio a causa della rottura con la sinistra radicale, dimostrando quanto possa essere difficile per una coalizione convivere con una forza politica capace di raccogliere consensi autonomi ma allo stesso tempo determinante per la tenuta della maggioranza.

È ancora presto per dire se Futuro Nazionale potrà davvero assumere un ruolo simile nello schieramento conservatore. Tuttavia la comparsa di una formazione capace di intercettare il malcontento della destra più identitaria pone già oggi una questione politica: quei voti rappresenteranno un valore aggiunto per il centrodestra oppure finiranno per sottrarre consensi ai partiti della coalizione, complicandone gli equilibri interni?

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Immagine di Pier Luigi Tolardo

Pier Luigi Tolardo

54 anni, novarese da sempre, passioni: politica, scrittura. Blogger dal 2001.