Una crisi di cui ormai si parla in tutta Italia e che colpisce Novara in uno dei settori su cui il territorio aveva costruito una parte della propria strategia di sviluppo economico: quello della moda. Sono 54 i licenziamenti annunciati da Alexander McQueen nei tre stabilimenti di Novara, Parabiago e Scandicci, 38 dei quali concentrati proprio nel sito novarese. Un segnale che va ben oltre i numeri e che apre interrogativi sul futuro dell’intero polo produttivo legato al gruppo francese Kering, che sul territorio conta anche marchi come Gucci e Balenciaga.
La paura del “modello McQueen”
Tra i lavoratori e le organizzazioni sindacali serpeggia un timore preciso: che quanto stia accadendo con McQueen possa diventare un modello replicabile anche per gli altri brand del gruppo. Un sospetto alimentato da mesi di incertezza e da una gestione della crisi che, secondo i rappresentanti dei dipendenti, avrebbe seguito modalità “sperimentali”.
La vicenda affonda le radici nell’ottobre 2025, quando ai lavoratori vengono anticipati possibili tagli senza ulteriori dettagli. Poi, il 12 marzo, la svolta: una Pec recapitata direttamente ai dipendenti annuncia i licenziamenti, senza un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali. Una modalità contestata duramente dalle sigle, che parlano apertamente di violazione delle procedure previste per i licenziamenti collettivi.
Sei mesi di incertezza
«Sei mesi strazianti, in cui ci siamo sentiti cavie da laboratorio» ha raccontato Umberto Spampatti, Rsu aziendale, oggi pomeriggio in commissione consiliare alla presenza del sindaco Alessandro Canelli e dell’assessora al Commercio, Maria Cristina Stangalini. «Prima comunicazioni solo verbali, poi la Pec. Nel frattempo continuavano a chiederci il massimo impegno per sfilate e campionari, facendo leva sulla paura di perdere il lavoro».
Secondo i lavoratori, non si tratterebbe di una riorganizzazione industriale, ma di «tagli lineari» senza un vero piano di rilancio. «Trentotto famiglie senza lavoro – ha aggiunto Spampatti – sono un problema non solo aziendale ma sociale. E ad oggi non sono stati attivati nemmeno gli ammortizzatori sociali».
Il nodo degli ammortizzatori e della ricollocazione
«Si parte dagli strumenti previsti dalla legge, come gli ammortizzatori sociali – ha sottolineato Christian Bertuletti della Cgil -. Non è accettabile che una multinazionale detti le regole ignorando il quadro normativo italiano».
Il sindacato punta anche sulla ricollocazione dei lavoratori: «Era stata promessa, ma non è mai partita. E senza un piano industriale questi restano solo tagli».
Da qui la mobilitazione: proclamato uno sciopero generale per il 20 maggio, con corteo alle 9.30 dalla sede di via Belletti fino alla Prefettura in piazza Matteotti.
L’ombra dell’Accademia Kering
A rendere ancora più evidente la contraddizione, secondo i sindacati, è il neo progetto della Kering Accademia per le Eccellenze, fortemente voluto dal gruppo e dal Ceo Luca De Meo per formare nuove professionalità nel settore del lusso.
Un’iniziativa che punta a coinvolgere fino a 2.000 studenti l’anno – si legge sul sito di Kering – in collaborazione con realtà come Bottega Veneta, Brioni, Gucci, il Politecnico di Milano, Galdus e Hmoda. Ma che – nota inquietante – non cita tra i poli coinvolti proprio McQueen e Balenciaga, i marchi più esposti sul territorio novarese.
«Si investe sulla formazione di nuovi lavoratori mentre non si tutela chi già lavora – ha accusato Bertuletti -. Sono professionisti di altissimo livello, un’eccellenza del made in Italy».
Le accuse: «Scelte sbagliate, non crisi di mercato»
Per Cisl e Uil il problema non è il mercato, ma la gestione aziendale. «Il comparto tessile attraversa difficoltà – ha osservato Caterina Viscuso – ma ci sono brand che continuano ad assumere. Qui la crisi nasce da scelte sbagliate».
Luisa Mauceri (Uil) ha insistito sulla procedura: «Prima si devono coinvolgere i sindacati, non mandare una Pec ai lavoratori. E sulla cassa integrazione le risposte sono state evasive».
La politica: «Tema territoriale. Avevamo puntato sulla moda»
Dal Comune è arrivata una presa di posizione netta: «Avevamo puntato molto sulla crescita del settore moda, anche con l’arrivo dell’Istituto Secoli (che forma operatori della moda nello stabilimento ex Officine De Agostini, ndr), – ha detto Canelli -. Non abbiamo leve dirette, ma possiamo e dobbiamo stare al fianco dei lavoratori. È incomprensibile la mancata attivazione degli ammortizzatori sociali».
Intanto il consiglio comunale si è mosso verso un documento unitario firmato da tutti i capigruppo (LEGGILO QUI), mentre si chiede il coinvolgimento della Regione e della Prefettura per valutare strumenti immediati di intervento.
Un effetto domino?
Sul tavolo resta soprattutto una domanda: quello che sta accadendo a McQueen è un caso isolato o il primo tassello di una riorganizzazione più ampia del gruppo Kering?
Per il territorio novarese, che aveva investito sulla filiera della moda come leva di sviluppo, la risposta non è solo industriale. È una questione economica, sociale e sempre di più politica.







