Sanità piemontese, 209 milioni per coprire il buco: ma la Corte dei Conti boccia i bilanci delle Asl

La Regione prova a mettere una toppa, ma il tessuto resta fragile. È dentro questo equilibrio instabile che si inserisce la manovra da 209 milioni annunciata dalla giunta guidata da Alberto Cirio, con l’assessore alla Sanità Federico Riboldi a rivendicare una scelta «necessaria» per sostenere il sistema. Sullo sfondo, però, pesa il giudizio tutt’altro che rassicurante della Corte dei Conti che certifica un peggioramento strutturale dei conti della sanità piemontese.

La cifra messa sul tavolo – 209 milioni di euro – serve, ancora una volta, a integrare il fondo sanitario nazionale e a coprire l’aumento dei costi. La giunta la presenta come un’operazione tecnica: nessun taglio, nessun impatto sui servizi, solo uno spostamento temporaneo di risorse da capitoli che non richiedono spesa immediata.

In sostanza, si tratta di anticipazioni interne al bilancio regionale: fondi che oggi vengono “presi in prestito” da altri settori – trasporti, politiche sociali, edilizia universitaria – per essere poi reintegrati con l’assestamento estivo.

La linea politica è chiara: difendere la sanità pubblica senza aprire nuove falle nei conti. Una narrazione che punta a rassicurare, sostenendo che l’operazione non produrrà effetti né sui servizi né sui tempi di erogazione.

Dall’altra parte dell’aula, però, la lettura è opposta. Le minoranze smontano la versione tecnica e riportano la questione sul piano politico.

Per il Partito Democratico, la manovra non è neutra ma opaca: una riorganizzazione delle risorse che nasconde, di fatto, tagli rinviati nel tempo. Il punto non è solo dove si prendono i soldi, ma cosa si sta evitando di affrontare: un disavanzo che cresce e servizi che non migliorano.

I numeri, secondo l’opposizione, parlano chiaro: il deficit sanitario ha raggiunto i 209 milioni nel 2025, con un aumento significativo rispetto a pochi anni fa. E mentre la spesa sale, la percezione dei cittadini resta quella di un sistema sotto pressione: liste d’attesa lunghe, pronto soccorso congestionati, personale insufficiente.

Il nodo vero, quindi, è il metodo: rinviare pagamenti, spostare risorse, utilizzare capitoli di spesa “flessibili” rischia di trasformarsi in un modo per guadagnare tempo senza risolvere il problema.

Il giudizio della Corte dei Conti: criticità strutturale

A rendere il quadro più netto interviene la Corte dei Conti, che nella sua ultima analisi sui bilanci delle aziende sanitarie piemontesi utilizza una definizione che pesa: situazione «complessivamente critica». I dati raccontano un sistema in difficoltà: tutte le Asl chiudono in perdita negli ultimi due anni, i conti peggiorano nel passaggio da un anno all’altro, i ricavi ordinari non coprono i costi

Non si tratta, quindi, di una fase congiunturale, ma di un problema strutturale. A questo si aggiungono criticità nella programmazione – con bilanci approvati in ritardo – e una spesa farmaceutica che continua a superare i tetti previsti.

Resta inoltre irrisolto il tema dei rapporti finanziari tra Regione e aziende sanitarie: crediti accumulati nel tempo, non sempre allineati nei rispettivi bilanci, che rendono ancora più opaca la fotografia complessiva.

Il confronto politico, a questo punto, si sposta inevitabilmente sull’assestamento di bilancio. È lì che si capirà se l’operazione reggerà o se emergeranno effetti collaterali oggi negati.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore