C’è un momento esatto in cui la politica smette di essere la nobile arte del governo e si trasforma in una via di mezzo tra House of Cards e un pranzo della domenica. Quel momento, in Piemonte, è scoccato esattamente quando il governatore Alberto Cirio ha dovuto tappare la falla aperta dalle dimissioni di Elena Chiorino, travolta dallo scandalo delle “5 forchette” o “Bisteccherie d’Italia” che la vedeva coinvolta con l’ex sottosegretario Andrea Delmastro.
La soluzione per rimpiazzare l’assessora uscente? Pescare nell’inesauribile cilindro del partito di Giorgia Meloni e nominare la novarese Daniela Cameroni. Un curriculum da imprenditrice e consigliera regionale, certo, ma soprattutto un dettaglio biografico che in queste ore brilla ben più di ogni competenza tecnica: è l’attuale compagna del senatore e dominus novarese di FdI Gaetano Nastri. Insomma, più che Fratelli, “compagni” d’Italia.
Il trionfo di Gaetano Nastri e la vittoria degli ex democristiani
Se il tonfo della Chiorino ha segnato la clamorosa ritirata della corrente “delmastriana” (ormai indaffarata a difendersi dalle polemiche), l’ascesa della Cameroni certifica la vittoria schiacciante dell’ala “crosettiana” all’interno del partito. E, soprattutto, consacra la strategia di Nastri. Il senatore, da abile scacchista, è rimasto defilato mentre le beghe interne dilaniavano la dirigenza piemontese dei Fratelli d’Italia, per poi incassare il premio grosso al momento del rimpasto.
Cirio, dal canto suo, ha preferito “spacchettare” il vecchio regno della Chiorino, per evitare di accentrare troppo potere nelle mani di una new entry: alla neo-assessora Cameroni vanno l’Istruzione, la Formazione professionale e i Rapporti con le partecipate. Il pesante e strategico fardello del Lavoro scivola invece nelle mani del vicepresidente Maurizio Marrone. Un’ipotesi leggermente “light” per la novarese, che però basta e avanza per piazzare la bandierina in giunta e sistemare gli equilibri domestici e di partito.
L’anomalia novarese: il record che umilia anche Roberto Cota
Ma il vero capolavoro di questa operazione, al netto delle dinamiche di coppia, è tutto geografico. Con l’ingresso della compagna di Nastri, la pattuglia novarese nell’esecutivo di Cirio raggiunge una concentrazione da anomalia statistica. Daniela Cameroni, infatti, si va ad accomodare al tavolo della giunta di fianco a Matteo Marnati (Lega, con deleghe all’Ambiente) e a Marina Chiarelli (Fratelli d’Italia, alla Cultura).
Tre assessori su una singola provincia. Un record assoluto per il territorio. Per capire la portata dell’evento, basta sfogliare gli annali della politica piemontese: nemmeno Roberto Cota, quando sedeva sullo scranno di presidente della Regione ed era il padrone incontrastato del Carroccio, aveva mai osato o potuto accentrare ben tre assessorati sotto l’ombra di San Gaudenzio.
Oggi, invece, Novara si ritrova a dettare legge in Piemonte, complice l’ingordigia di un Fratelli d’Italia sempre più pigliatutto e il pragmatismo rassegnato di Alberto Cirio. Il presidente si è dovuto piegare al confronto blindato con i vertici romani (su tutti Giovanni Donzelli e Arianna Meloni), che hanno imposto di mantenere la quota meloniana assolutamente intatta.
E così, mentre a Cuneo festeggiano per il rientro in consiglio del leghista-meloniano Claudio Sacchetto (che recupera comodamente la sedia da consigliere semplice liberata dal declassamento della Chiorino), a Novara si celebra il trionfo assoluto del “metodo Nastri”. Perché in fondo, la politica è una ruota che gira. Ma se hai il partner giusto, evidentemente, gira molto più in fretta.







