Il vicesindaco salva la poltrona (per ora): mozione contro di lui l’8 aprile tra accuse e l’incubo del voto segreto

La resa dei conti è solo rimandata, ma le prove generali andate in scena oggi a Palazzo Cabrino confermano che la maggioranza di centrodestra sta camminando su un campo minato. Il consiglio comunale di questa mattina si è aperto all’insegna dell’altissima tensione, scatenata dalla richiesta del capogruppo del Partito Democratico, Nicola Fonzo, di votare l’urgenza per discutere immediatamente la mozione che chiede al sindaco Alessandro Canelli di revocare le deleghe al vicesindaco e assessore allo Sport Ivan De Grandis. La maggioranza ha fatto muro bocciando la trattazione immediata, ma il dibattito ha squarciato il velo sulle fratture interne alla coalizione, spianando la strada a una seduta straordinaria già fissata per mercoledì 8 aprile alle 15.

Il “gregge”, il senatore e l’indipendenza: scintille a destra

A infiammare l’aula ancor prima del voto ci ha pensato Michele Ragno, neo capogruppo della formazione “ribelle” Alleanza Novarese. Annunciando il voto favorevole del suo gruppo all’urgenza, Ragno ha tenuto a precisare di non voler assecondare le minoranze, ma di rivendicare coerenza e indipendenza. L’affondo è stato rivolto direttamente al senatore e leader locale di Fratelli d’Italia, Gaetano Nastri, “reo” di aver dichiarato alla stampa di non avere dubbi sul fatto che la mozione sarebbe stata respinta. «Questa aula consiliare è sacra, per cui certe affermazioni ledono la nostra indipendenza – ha tuonato Ragno, rivolgendosi ai colleghi di Forza Novara, della Lega e di Fratelli d’Italia – Tutti sono in grado di decidere in maniera autonoma, non c’è un gregge e un pastore che fuori dal consiglio decide per altri. Noi operiamo senza vincolo di mandato».

Parole che hanno innescato l’immediata reazione del capogruppo di FdI, Franco Caressa: «Non pensavo ci potesse essere un gregge e un pastore. Tutte le persone qui sanno ragionare con un’intelligenza autonoma, a differenza di altri che mi sembra abbiano ricevuto messaggi da Marte. Sono stupito da chi è stato eletto con il simbolo di FdI: qui non c’è nessuna pecora». A gettare acqua sul fuoco per la maggioranza è intervenuto anche Andrea Crivelli (Forza Novara), rivendicando la totale autonomia di scelta del proprio gruppo.

La promessa del “Vietnam” e il no della Lega

Se a destra volavano gli stracci, sui banchi del centrosinistra si affilavano le armi. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Mario Iacopino, ha attaccato i consiglieri di maggioranza ricordando che «il consiglio comunale non è il luogo dei signorsì». Ancora più duro Nicola Fonzo, che ha interpretato il rifiuto di discutere la mozione come un inequivocabile segno di debolezza. «Se siete convinti di respingerla, andiamo subito al voto. Se invece volete tirarla per le lunghe perché avete paura, vi dico cosa succede: da qui al prossimo mese per voi sarà un Vietnam», ha minacciato Fonzo, alludendo anche a futuri approfondimenti sui procedimenti disciplinari e giudiziari che coinvolgono alcuni dipendenti comunali.

Un’escalation verbale che non è piaciuta alla consigliera Valentina Graziosi (Lega). Pur definendo “coraggioso” l’intervento di Ragno e per certi versi condivisibili le istanze dell’opposizione, l’esponente del Carroccio ha respinto i toni bellici: «Sentire parlare di Vietnam e minacce non è bello, non si dialoga in questo modo. In un momento delicato bisogna affrontare gli argomenti in maniera corretta». La Lega, fedele alla linea di coalizione, ha quindi confermato il proprio no all’urgenza.

La contromossa: consiglio l’8 aprile e l’incognita del voto segreto

Consumato lo strappo in aula, le minoranze (Pd, M5S e Insieme per Novara in foto) hanno immediatamente convocato una conferenza stampa per illustrare la strategia delle prossime settimane. Preso atto della mancata discussione, l’opposizione ha forzato la mano depositando la richiesta formale di un consiglio comunale dedicato esclusivamente al “caso De Grandis”, che è stato così calendarizzato per il prossimo 8 aprile.

Il vero campo di battaglia, però, non sarà sui tempi, ma sulle modalità di voto. Il centrosinistra esige lo scrutinio segreto. «Abbiamo chiesto al sindaco di mandare a casa De Grandis revocandogli le deleghe, non è una sfiducia al sindaco – ha spiegato Fonzo –. Un parere del ministero dell’Interno dice espressamente che le valutazioni in merito alle persone richiedono la votazione segreta. E se non bastasse, il regolamento del consiglio stabilisce che se almeno 11 consiglieri lo chiedono, il voto segreto diventa obbligatorio».

L’obiettivo politico è evidente: offrire la garanzia dell’urna chiusa per permettere ai malpancisti della maggioranza di “impallinare” l’assessore senza subire ritorsioni dai partiti. «I consiglieri di maggioranza si adeguano ai diktat delle segreterie», ha incalzato Iacopino, mentre Piergiacomo Baroni (Insieme per Novara) ha richiamato al senso di responsabilità per il bene della città.

L’analisi più tagliente sui rischi per la tenuta della giunta è arrivata da Rossano Pirovano (Pd): «La maggioranza fa di tutto per evitare il voto segreto perché sa che c’è un pezzo della loro coalizione, non solo i fuoriusciti di AN, che non condivide l’arroganza di De Grandis. L’impressione è che i partiti stiano facendo pressioni sul sindaco: se cade il vicesindaco, l’intera maggioranza è in pericolo». Un clima di sospetti e paure che ha portato Sara Paladini (Pd) a chiudere con un giudizio lapidario sul primo cittadino: «Canelli è complice di quanto sta accadendo». La resa dei conti è fissata per l’8 aprile: a Palazzo Cabrino nessuno può più dormire sonni tranquilli.

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.