«Sillavengo sta diventando un paese fantasma ed è tutta colpa del sindaco»

«Sillavengo sta diventando un paese fantasma ed è tutta colpa del sindaco». In una lunghissima lettera rivolta al primo cittadino Bruno Locatelli, i consiglieri di minoranza Franco Sante Spadin, Ruggero Bergamaschi e Lorenzo Bergamaschi esprimono «il rammarico nel vedere come il nostro amato paese sia ormai abbandonato al proprio destino. Era un paese vivo e ora non lo è più. Crediamo che Sillavengo sia stata mal amministrata fino ad oggi, ma crediamo anche che sia giunto il momento che lei sindaco si accorga che quanto fatto finora non ha funzionato».

I consiglieri non usano mezze parole e si concentrano su temi cari alla popolazione come la mancanza dei servizi essenziali, della fermata del treno o la vertiginosa discesa del numero di abitanti: «Da 724 nel 1970 a circa 580 nel 2020 – commenta il capogruppo Spadin -. La maggior parte sono anziani soli, avrebbero bisogno di un sostegno che invece non c’è. L’ufficio postale, ad esempio, è aperto solo tre giorni a settimana: le persone sono costrette ad aspettare fuori in coda al freddo. È stato installato uno sportello per il prelievo con il postamat, ma gli anziani non sono in grado di usarlo. Cosa ha fatto il Comune per segnalare questa difficoltà?».

E poi la problematica del treno. Sillavengo si trova sulla tratta Novara Biella, ma dei 34 convogli in transito ogni giorno nessuno fa tappa nel piccolo Comune: «Con una mozione in consiglio, a giugno 2019, abbiamo proposto di organizzare una navetta da e per Carpignano, dove il treno ferma, almeno nelle ore di punta; totale del servizio 330 euro al mese a carico del Comune. Nel abbiamo discusso, si è deciso di riunione una commissione Trasporti che, dopo un anno, si è seduta al tavolo una sola volta e non ha concluso niente. La nostra proposta giace lì sul tavolo e il treno continua a transitare veloce».

 

 

Il consigliere ha commentato anche la questione del terreno destinato al deposito e al riutilizzo di inerti, di proprietà di un privato e che ora è sotto sequestro: «Il Comune aveva stipulato una convenzione con la ditta privata proprietaria di quella che è diventata una discarica abusiva. Tutto quello che è successo dopo siamo venuti a saperlo dai giornali».

Per quanto riguarda la vita amministrativa, Spadin lamenta la “segretezza” di azioni da parte del sindaco: «La Prefettura aveva pubblicato un bando per contributi all’installazione di telecamere di videosorveglianza: il Comune di Sillavengo ha partecipato, ma nessuno ci ha coinvolti nella discussione: abbiamo solo ricevuto la comunicazione durante il consiglio comunale. Inoltre più volte abbiamo richiesto fare accesso agli atti, ma ci sono sempre stati negati in nome della privacy. Solo dopo esserci rivolti al prefetto, la situazione si è sbloccata. Per non parlare delle sedute di consiglio che, dalla pandemia in poi, vengono svolte a porte chiuse. Abbiamo proposto di trasmetterle in streaming in modo che il pubblico possa seguirle in sicurezza; la maggioranza ha bocciato la nostra mozione sostenendo che 2500 euro all’anno sono troppi per un servizio inutile: se proprio vogliamo, è sufficiente lasciare sul tavolo un telefono cellulare e registrare a  costo zero».

Ma perchè la minoranza si espone proprio ora, dopo quasi due anni dalle elezioni? «Oggi è la prima volta che raccontiamo queste problematiche fuori dai confini di Sillavengo – prosegue Spadin – ma le segnalazioni in consiglio sono state numerose fin da subito. Il fatto è che in questo paese la minoranza non esiste: fa tutto il sindaco che è stato eletto nel 2019, ma da almeno trent’anni si è occupato di amministrazione con il ruolo di vicesindaco. Non ascolta e non è in grado di valorizzare quello che di buono è rimasto in paese. C’è molto malcontento tra la popolazione e più della metà avrebbe qualcosa da dire. Una delle nostre proposte è quella di esporre alla porta del Comune una cassetta dove le persone possano inserire una lettera di suggerimenti: è ora che il sindaco e l’amministrazione comincino ad ascoltare i propri cittadini».

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