Di fronte alle difficoltà registrate per l’elezione del Presidente della Repubblica che si sono, faticosamente, risolte con la rielezione di Mattarella con un larghissimo voto del Parlamento ritorna, prepotentemente, di moda il tema del Presidenzialismo.

È vero che ci sono state forti difficoltà dovute anche alla presenza di partiti nuovi e poco strutturati, anzi anti partiti come i 5 Stelle, ma non possiamo dimenticare che difficoltà e tempi lunghi ci sono sempre stati ma questo non ha impedito l’elezione di uomini validissimi che hanno saputo svolgere bene il proprio ruolo: Pertini, Scalfaro, Ciampi, Saragat e prima ancora Einaudi e ora lo stesso Mattarella e prima Napolitano.

La Presidenza burrascosa come quella di Cossiga era  iniziata invece con i due terzi dei voti alla prima votazione. 

Il problema è che ultimamente anche a causa della crisi dei partiti, di coalizioni che vincono le elezioni ma vanno presto in frantumi, il ruolo del Presidente della Repubblica è diventato ancora più importante per garantire una certa continuità delle istituzioni , Governo e Parlamento. 

Per questo si propone da più parti il trasferimento del potere di eleggere il Capo dello Stato dal Parlamento integrato dai delegati regionali, come oggi prevede la Costituzione, all’intero corpo elettorale dei cittadini, quasi che questa fosse una misura per arrivare in modo più spedito e saggio all’elezione di buoni Presidenti.

L’elezione diretta del Presidente della Repubblica non significa in se stessa il passaggio dalla Repubblica parlamentare a quella cosiddetta Presidenziale.

Ci sono altri Paesi in Europa come Austria, Irlanda, Polonia, Portogallo, in cui il popolo elegge il Capo dello Stato anche in due turni elettorali, se nessuno ha la maggioranza assoluta fra i candidati alla prima votazione,  ma i poteri del Presidente sono praticamente gli stessi , di garanzia, se non minori di quelli del Presidente italiano.

Ci sono altri Paesi come gli USA, l’Argentina, il Brasile, il Cile in cui invece il Presidente eletto dal popolo è il Capo del Governo : dirige l’esecutivo ma non deve dipendere dal Parlamento per avere la fiducia anche se le leggi che il Governo propone devono avere l’approvazione del Parlamento che però eletto in momenti diversi dal Presidente può avere un colore politico diverso e quindi ostacolare la sua attività come e’ avvenuto e sta avvenendo ancora oggi negli USA.

Il caso francese è invece di semiPresidenzialismo: il Presidente della Repubblica, eletto dal popolo , nomina il Capo del Governo che deve avere però la fiducia del Parlamento che può essere di colore politico differente : in questo caso c’è la cosiddetta “ coabitazione “ come nel caso di Mitterand costretto a nominare Chirac e poi Chirac costretto a nominare il socialista Jospin.

Il Presidente francese ha però competenze esclusive in materia di politica estera e della difesa superiori a quelle del Governo ed importanti perché, ad esempio, la Francia dispone di armi nucleari e siede come componente permanente nel Consiglio di sicurezza dell ‘ONU. 

Quando quindi si parla di elezione diretta bisogna però anche aggiungere subito quindi chiaramente a quale tipo di Presidenzialismo si vuole puntare o se si vuole modificare semplicemente la procedura e il tipo di elettorato attuale. 

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Pier Luigi Tolardo

Pier Luigi Tolardo

54 anni, novarese da sempre, passioni: politica, scrittura. Blogger dal 2001.

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