La bambina novarese nata in Ucraina

l caso della bambina italiana nata in Ucraina e abbandonata dai suoi genitori novaresi che l’avevano “commissionata” ci  sbatte in faccia tutte le problematiche etiche e legali della cosiddetta GTA, più comunemente definita “ utero in affitto” illegale in Italia ma consentita e praticata in Paesi come l’Ucraina, fuori dall’Unione Europea ma con gravi problemi sociali e dove è consentita solo per coppie eterosessuali e sposate, dall’Ucraina vengono tante, si valuta circa duemila delle badanti a cui in provincia di Novara affidiamo anziani e  bambini tanto che per loro è stata riservata nel centro di Novara la Chiesa della Madonna del Carmine con tanto di cappellano cattolico di rito orientale .

La bambina per cui è stato stipulato un vero e proprio contratto di procreazione ora è affidata ad una coppia italiana che si è preoccupata di procurarsi una bambinaia Ucraina poiché la bambina di un anno e mezzo non ha mai sentito parlare italiano.

È figlia naturale di un padre italiano, forse, lo potrà dire solo l’esame del Dna, forse anche con ovociti della madre legale italiana, per nove mesi è stata nel grembo di una madre ucraina  e subito dopo la nascita affidata ad un’altra donna che l’ha allevata con cura, per un compenso che non avrebbe ricevuto per un tempo che si è protratto, probabilmente, oltre gli accordi finché la madre temporanea non l’ha portata al consolato italiano.

La bambina è sana, non ha difetti particolari, il processo riproduttivo è completamente riuscito, da un punto vista clinico, sanitario, tecnico, anche legale almeno fino ad un certo punto.

Eppure la madre avrebbe dichiarato :”

“ho capito che non c’entrava nulla con me, era un’estranea”, quel rapporto simbiotico che si stabilisce fra madre e figlio unico nei mesi della gestazione e nei primi mesi di vita del bambino particolare, unico, misterioso e ancora non sondato completamente non c’era stato e non ci sarà, quei momenti unici e irripetibili  di paura, di attesa, di sogno, di speranza la madre italiana non li ha vissuti, li hanno vissuti solo due donne, una che sapeva di essere solo un contenitore temporaneo e un’altra che ora era addolorata di staccarsi dalla bimba ma non avrebbe avuto nemmeno i mezzi per mantenerla. 

Di chi è questa bambina? Neanche Re Salomone, chiamato con tutta la sua sapienza a giudicare di chi era il figlio conteso fra due madri, saprebbe dirlo forse.

Non si tratta di giudicare nessuno: solo Dio conosce le lacrime di una donna che non riesce a essere madre e lo vuole, il dramma di una coppia sterile.

Si tratta anche di prendere atto che non tutto quello che si può fare tecnicamente è lecito eticamente e la libertà di comprare e vendere ha dei limiti nell’ umano non disponibile , nei diritti e nei doveri della persona non negoziabili e mercificabili.

La necessità di vietare per legge l’utero in affitto anche all’estero dove sia consentito per i cittadini italiani sembra proprio una priorità improrogabile .

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su email
Email
Condividi su twitter
Twitter

Condividi l'articolo

Condividi su whatsapp
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su telegram
Condividi su email
Condividi su reddit
Condividi su vk

© 2020-2021 La Voce di Novara - Iscrizione al registro della stampa presso il Tribunale di Novara

Pier Luigi Tolardo

Pier Luigi Tolardo

54 anni, novarese da sempre, passioni: politica, scrittura. Blogger dal 2001.

Una risposta

  1. Che vergogna! Una situazione grottesca e paradossale. Eticamente riprovevole. Sia ben chiaro, non rischio di avventurarmi nell’annosa diatriba tra coloro che sono favorevoli o contrari alla maternità surrogata. Quelo che intendo fermamente sottolineare è che una volta presa una decisione, e si creano i presupposti per la nascita di una nuova vita, nessuno deve potersi tirare indietro adducendo motivazioni speciose del tipo “ho capito che non c’entrava nulla con me, era un’estranea, quel rapporto simbiotico che si stabilisce fra madre e figlio unico nei mesi della gestazione e nei primi mesi di vita del bambino…”. Oggigiorno persino per l’abbandono di un cane si sarebbero scatenate le proteste di associazioni animaliste e di privati cittadini. Vale dunque così poco la vita di un essere umano?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

SEGUICI SUI SOCIAL

Condividi

Condividi su whatsapp
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su telegram
Condividi su email

Sezioni