Un mese di isolamento forzato, chiusi all’interno delle proprie abitazioni senza alcuna possibilità pratica di scendere in strada. È il dramma quotidiano che stanno vivendo i residenti dello stabile ATC di via Mantova 10, dove l’ascensore condominiale è completamente fuori uso dallo scorso 28 maggio. Una situazione di grave disagio che, col passare delle lunghe settimane, si è trasformata in una vera e propria emergenza sanitaria e sociale, spingendo i condomini esasperati a intraprendere le vie legali.
«A pagare il prezzo più alto di questo guasto prolungato sono le persone fragili che risiedono ai piani più alti dell’edificio. Tra i residenti letteralmente segregati in casa, infatti, si contano un anziano di ottantadue anni con gravi problemi di deambulazione che vive al sesto piano e un cittadino con un’invalidità riconosciuta del settantacinque percento bloccato all’ottavo piano» hanno spiegato gli inquilini in un comunicato aggiungendo che «sempre all’ottavo piano, una signora con protesi alle gambe si ritrova costretta a tentare l’impossibile, dovendo affrontare decine di rampe di scale sorreggendosi unicamente con le stampelle, con evidenti rischi per la propria incolumità».
Di fronte a questa emergenza, le giustificazioni fornite inizialmente da ATC Piemonte Nord non hanno fatto altro che alimentare la disperazione degli inquilini. L’Agenzia Territoriale per la Casa aveva infatti motivato il blocco dei lavori di riparazione con una mancanza di liquidità nelle casse condominiali, causata dalla massiccia presenza di inquilini morosi all’interno dello stabile. Una spiegazione che i residenti ritengono «assolutamente inaccettabile e del tutto priva di fondamento giuridico, specialmente quando a essere messe a repentaglio sono la salute, la dignità e la vita stessa di persone altamente vulnerabili che necessitano di uscire per visite mediche o necessità basilari».
Stanchi delle promesse e del continuo rimpallo di responsabilità, gli abitanti del palazzo hanno deciso di dire basta e passare all’azione. Nelle scorse ore è partita una formale diffida e messa in mora collettiva, firmata dai condomini e indirizzata direttamente ai vertici di ATC Piemonte Nord. Data l’estrema gravità della situazione e l’evidente rischio per la salute pubblica, il documento è stato inviato per conoscenza ufficiale anche al sindaco di Novara, in veste di massima autorità sanitaria cittadina, alla Questura e al Comando Stazione dei Carabinieri. A questi ultimi viene esplicitamente chiesto di «valutare l’esistenza di eventuali profili penali, ipotizzando reati gravi quali l’interruzione di pubblico servizio e l’omissione di soccorso in caso di emergenza».
Il documento legale fissa un ultimatum molto chiaro e deciso: ad ATC sono stati concessi appena due giorni di tempo per far partire i cantieri di riparazione. Scaduto questo termine perentorio, i residenti hanno annunciato che «procederanno senza alcun indugio con un esposto formale alla Procura della Repubblica, accompagnato da una richiesta di risarcimento danni in sede civile, con il precipuo scopo di scongiurare che il ritardo nei soccorsi per chi vive ai piani alti possa tramutarsi in una tragedia».
Gli ultimi sviluppi sul fronte tecnico, tuttavia, non lasciano presagire tempi brevi o soluzioni immediate. Come riferito da Mattia Di Lorenzo, portavoce delle istanze dei residenti: «All’inizio di questa settimana è comparso un avviso cartaceo all’interno del condominio che ha gettato ulteriore sconforto. Il biglietto informa infatti che serviranno ben trenta giorni di tempo solamente per ordinare i pezzi di ricambio necessari, specificando persino “salvo sorprese”». L’unico movimento concreto si è registrato nella giornata di martedì, quando i tecnici si sono presentati in via Mantova per procedere allo smontaggio del motore guasto. Nel frattempo, per chi abita tra il sesto e l’ottavo piano, l’ingiusta prigionia continua.







