Gozzano, pressioni sulla vittima di abusi: assolti i vertici dei Legionari di Cristo

Oggi si è chiuso così in tribunale il processo a cinque imputati che erano finiti indagati nell’inchiesta, passata nel tempo da Novara a Milano

Assoluzione nel merito per l’accusa di tentata estorsione e proscioglimenti per prescrizione dall’altra imputazione di favoreggiamento e per un imputato, anche per questa contestazione, l’assoluzione. Oggi si è chiuso così in tribunale a Milano il processo a cinque imputati, ex vertici dei Legionari di Cristo, che erano finiti indagati nell’inchiesta, passata nel tempo da Novara a Milano, su presunte pressioni per far ritrattare una vittima di abusi avvenuti diversi anni fa nel seminario della Congregazione a Gozzano. Abusi commessi, come già stabilito dalla Cassazione, dall’allora rettore Vladimir Resendiz Gutierrez, già condannato con sentenza definitiva a 6 anni e mezzo e ridotto allo stato laicale.

Al centro del secondo processo sulla vicenda, per l’accusa, c’erano due scritture private, sottoposte dagli imputati per la firma tra l’ottobre e il dicembre del 2013, e in base alle quali i familiari dell’allievo avrebbero dovuto tacere gli abusi in cambio di un pagamento di 15 mila euro. In caso contrario, come ha raccontato la stessa madre del ragazzo testimoniando in tribunale, avrebbero dovuto versare il doppio di quanto veniva loro offerto, ovvero 30 mila euro. «Siamo stati traditi, hanno tradito la nostra fiducia. Non abbiamo mai chiesto soldi a nessuno: sono stati loro a offrirceli per tacere, perché sapevano che c’erano delle difficoltà economiche nella nostra famiglia e che nostro figlio voleva andare a studiare all’estero», ha dichiarato la donna in una delle prime udienze.

La procura di Novara, ottenuto il giudizio per il rettore, aveva chiesto invece l’archiviazione per le imputazioni rimanenti, quelle che coinvolgevano gli altri vertici dei Legionari, ritenendo che non ci fossero prove sufficienti per andare a processo. C’era stata un’avocazione a Torino, su richiesta delle vittime, ma gli uffici della procura generale avevano ritenuto che i reati contestati fossero stati commessi nel capoluogo lombardo. Da qui l’invio degli atti a Milano.

Il pm Alessia Menegazzo aveva chiesto che venisse dichiarata la prescrizione, con una sentenza di «non doversi procedere», per entrambe le accuse. Oggi è arrivata la sentenza. Il Tribunale ha assolto nel merito per la parte più significativa delle imputazioni, ossia la tentata estorsione.

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