Riso a rischio coltivazione, Ente Risi riunisce il tavolo tecnico. Confagricoltura: «Servono comunicazione e strategie»

Enti pubblici, associazioni di categoria e consorzi irrigui di Piemonte e Lombardia si sono riuniti ieri per affrontare il problema della siccità e dell’approvvigionamento idrico

Enti pubblici, associazioni di categoria e consorzi irrigui di Piemonte e Lombardia si sono riuniti ieri, 3 ottobre, su convocazione di Ente Nazionale Risi per affrontare il problema della siccità e dell’approvvigionamento idrico. Lo scopo della riunione era quello di dare il via a una sorta di cabina di regia in grado di guardare al futuro e trovare le migliori soluzioni per le coltivazioni dei territori che sono stati particolarmente colpiti durante questa stagione.

Il centro ricerche a Castello d’Agogna di Ente Risi ha certificato, grazie a immagini satellitari, che nella provincia di Novara, in particolare nella Bassa, sono andati perduti circa 3.000 ettari di terra coltivati a risaia, il 10% della superficie totale a riso del Novarese.

«Dopo un confronto tra le categorie è emersa l’esigenza di dare alle aziende risicole le più pronte informazioni per la gestione della prossima campagna di semina – riferiscono da Ente Risi -. A questo scopo stiamo predisponendo un nuovo tavolo tecnico per i primi giorni di novembre che sarà allargato ad altri soggetti istituzionali e al mondo scientifico per la definizione e l’illustrazione di azioni concrete in favore di una ripresa della risicoltura nazionale».

«Ancora una volta è stato chiaro come il territorio del Novarese e della Lomellina siano stati i più colpiti, a differenza del Vercellese che non ha quasi subito danni – commenta il presidente di Confagricoltura Novara, Giovanni Chiò -. Anche a questo tavolo abbiamo chiesto maggiore trasparenza e comunicazione e abbiamo anche sollecitato i dati veri dell’annata in modo da capire come si potrà affrontare la prossima stagione nel migliore dei modi: non possiamo dire agli agricoltori che cosa devono fare, ma sulla base dei dati possiamo dare indicazioni per gestire meglio le risorse. La programmazione portata da Ovest Sesia ne è un esempio: costante dialogo con gli agricoltori, informazioni quotidiane, criticità condivise. Si può fare».

Giovanni Chiò

Dopo le proteste di questa estate da parte degli agricoltori a seguito della decisione di Est Sesia di chiudere le derivazioni delle bocche di irrigazione del canale Cavour, del Quintino Sella e dei canali minori per permettere di irrigare i campi di della Lomellina a discapito di quello novaresi, nell’incontro di ieri il consorzio ha nuovamente proposto una turnazione. «È stata fatta questa comunicazione, ma non è stato chiarito il metodo – prosegue Chiò -. Noi non siamo d’accordo: togliere l’acqua in questi mesi estivi è stato disastroso, come intendono procedere? Ministero e Regioni devono far pressione per la gestione dell’acqua anche dal punto di vista idroelettrico: non è possibile che che la Valle d’Aosta si rifiuti di mettersi a disposizione. Il prossimo appuntamento sarà a inizio novembre dove al tavolo porteremo proposte più concrete tra cui la revisione delle ripartizioni d’acqua del canale Cavour: non si può dividere in parti uguali tra Ovest ed Est Sesia se quest’ultimi rappresentano il triplo della superficie».

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Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di caporedattore.

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