Attività estrattive, maratona della Provincia per salvaguardare il territorio

Attività estrattive, maratona della Provincia per salvaguardare il territorio. Il 10 dicembre scadono i termini per la presentazione delle osservazioni al Prae, il piano regionale delle attività estrattive. Martedì 1 dicembre si è svolta la commissione Ambiente della Provincia a cui hanno partecipato anche i sindaci dei Comuni interessati e ne è emersa la necessità di inviare alla Regione un documento che tuteli il territorio novarese; nella seduta di ieri, venerdì 4 dicembre, il documento, preventivamente inviato ai consiglieri e ai sindaci per eventuali emendamenti, è stato approvato con la partecipazione condivisa di tutti e nei prossimi giorni sarà inviato alla Regione.

In modo particolare, già durante la prima seduta, i consiglieri Milù Allegra e Marco Uboldi avevano fatto notare alcune mancanze nel testo del Prae: ruoli attivi dei Comuni, quantitativi da poter estrarre e profondità di scavo. E se i primi due sono diventati i punti fondamenti del documento con le osservazioni da sottoporre alla Regione, del terzo non se ne fa cenno per una questione tecnica: «Il problema dello scavo in falda è molto diverso a seconda delle zone – ha spiegato il dirigente della Provincia Davide Rabuffetti -. Abbiamo quindi preferito fare riferimento ai vincoli ambientali che devono essere mantenuti e che saranno loro gli elementi che regolano il Prae, non viceversa. Inoltre la legge regionale 23/2016 che regolamenta le attività estrattive sul territorio piemontese non vieta lo scavo in falda».

 

 

Perplessità sul documento programmatico della Regione sono state espresse anche da Cristina Renne, dirigente del servizio Lavori pubblici del comune di Novara: «È la prima volta che veniamo coinvolti da questo argomento e siamo rimasti un po’ sorpresi soprattutto per quanto riguarda l’aspetto urbanistico: le destinazioni del nostro Comune non sono compatibili con l’attività estrattiva, basti guardare il Cim piuttosto che le aree agricole attualmente produttive».

Il presidente della Provincia Federico Binatti ha concluso dicendo che «durante l’assemblea del 1 dicembre le osservazioni dei partecipanti hanno evidenziato che il Prae sembrerebbe mostrare una strategia pianificatoria focalizzata prioritariamente a localizzare l’attività estrattiva, mettendo in secondo piano le relative modalità di esercizio dell’attività. Approviamo, dunque, un documento che metta in luce le esigenze del nostro territorio partecipando attivamente a questa fase dei lavori della Regione in vista della definizione degli aspetti tecnici e normativi relativi all’attività estrattiva e degli approfondimenti necessari alla sua valutazione ambientale strategica».

Il testo del documento

Si evidenzia l’importanza per gli enti locali (Provincia e Comuni) di poter seguire in modo attivo il processo partecipato che porterà alla redazione preliminare del Prae con la definizione degli aspetti tecnici e normativi relativi all’attività estrattiva e degli approfondimenti necessari alla sua valutazione ambientale strategica. Considerato che la provincia di Novara, unica nel panorama regionale, si è dotata dal 2011 di un Piano provinciale di settore dell’attività estrattiva (Paep), che ha recepito in particolare le principali disposizioni finalizzate alla tutela della fascia di territorio dell’Ovest Ticino (particolarmente delicata dal punto di vista ambientale, nonché sottoposta alle pressioni dovute alle dinamiche economico/insediative della limitrofa regione Lombardia) occorrerà tenere in considerazione in particolare il Piano Territoriale Regionale “Area di approfondimento Ovest Ticino”.

Dal momento che con la sua approvazione, il Prae andrà a sostituire sul territorio novarese il Paep, risulterà oltremodo necessario tenere conto delle disposizioni di vario grado del PTR-Ovest Ticino che dettano, tra l’altro, limitazioni e divieti di alterazione della morfologia del territorio.

Nel prendere atto che il Prae ha valore di strumento sovraordinato rispetto alla Pianificazione urbanistica locale relativamente alle individuazioni e perimetrazioni dei poli estrattivi e dei loro sviluppi, a differenza di altri Piani Regionali (Ppr) le cui indicazioni vanno recepite attraverso una variante urbanistica, si auspica che il Prae possa essere prescrittivo sulle destinazioni d’uso dei suoli, ma non sulle tutele e le limitazioni ambientali/paesaggistiche vigenti della gestione territoriale anche a livello comunale. Il Prae, infatti, sembrerebbe mostrare una strategia pianificatoria focalizzata prioritariamente a localizzare l’attività estrattiva, mettendo in secondo piano le relative modalità di esercizio di tale attività e demandando a fasi successive, definite di processo e non codificate, la quantificazione del fabbisogno.

A seguito della valutazione dei fabbisogni che il piano intende soddisfare nell’arco decennale di vigenza, la delimitazione di bacini e poli estrattivi deve essere condotta sulla base dei giacimenti esistenti e dei vincoli ambientali, definendo fin da subito la stima della risorsa disponibile e i quantitativi massimi estraibili nonché le riserve di piano. Un diverso approccio rischierebbe di penalizzare le aziende estrattive novaresi, la cui decennale vigenza del Paep ha indubbiamente concorso all’attuale assetto di prospettiva aziendale.

Per quanto esposto, la nuova pianificazione regionale dovrebbe essere improntata su un approccio differenziato tra le cave esistenti e le nuove cave pianificate con il nuovo strumento, a salvaguardia delle aziende già operanti sul territorio e a tutela di eventuali aggressioni del mercato.


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