Cronaca Giudiziaria

Accusato di stalking alla compagna, condannato a sei mesi

A denunciarlo una giovane donna con la quale aveva avuto una relazione durata tre anni. I fatti al centro del processo risalgono a parecchi anni fa

Sei mesi, con la sospensione condizionale della pena subordinata al versamento di una provvisionale. Così ha stabilito il giudice per un cinquantenne a processo con l’accusa di stalking nei confronti di una giovane donna, con la quale aveva avuto una relazione, durata tre anni, che si era conclusa nel 2011.

 

 

Una relazione che, così aveva raccontato in aula la donna, iniziata nel migliore modo possibile, era andata via via cambiando. «I suoi atteggiamenti – aveva detto  – all’inizio gentili e premurosi, con l’andare del tempo sono cambiati. Diventava aggressivo, sia verbalmente che fisicamente».

Insulti, telefonate e minacce, ma anche, in un paio di occasioni, violenze fisiche.

«Un giorno lui voleva vedere il mio telefonino, io non volevo;  mi ha dato uno schiaffo così forte che mi ha spaccato il labbro e rotto un dente»; e in un’altra occasione, al rientro da una breve vacanza al mare, mentre erano in auto lui, secondo quanto aveva riferito la giovane, nel corso di una discussione l’aveva colpita allo sterno, cosa per la quale un paio di giorni dopo era stata costretta a rivolgersi al pronto soccorso «ma non avevo detto quello che era realmente successo».

Per il pubblico ministero nessun dubbio sulla credibilità della donna, ed ha concluso con la richiesta di condanna a 8 mesi (con la sospensione della pena subordinata al risarcimento del danno).

Per la difesa, di contro, la giovane, che nel processo si è costituita parte civile «non è attendibile. Ci sono ragioni di carattere sentimentale ed economico».

All’uomo poi erano state contestate numerose telefonate anche in orari notturni. «Erano telefonate normali tra due persone che si frequentano – si era difeso lui – Lei mi raccontava i suoi problemi». «Non ho mai avuto comportamenti violenti – aveva aggiunto – Non ho mai alzato le mani e, soprattutto, non l’ho mai minacciata».

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