Calenda a Borgomanero sostiene Faggiano e parla anche di Ucraina

Il leader di Azione è intervenuto questa mattina nella seconda città della provincia per sostenere il candidato del partito alle prossime elezioni amministrative. Il coordinatore provinciale De Stasio: «Con coraggio presentiamo la nostra proposta politica»

Un paio di ore borgomaneresi per Carlo Calenda, questa mattina, sabato 26 marzo. Il leader nazionale di Azione è intervenuto presso il gazebo allestito nella centrale piazza Martiri della Libertà per sostenere la candidatura a sindaco di Roberto Faggiano in occasione delle prossime elezioni amministrative.


Introdotto dal coordinatore provinciale Sergio De Stasio, che ha ricordato come in questo territorio «nonostante i maggiori Comuni siano amministrati dal centrodestra presentiamo con molto coraggio le nostre idee e la nostra proposta politica», Calenda ha spronato i suoi sostenitori a mettercela in ogni caso tutta. Accanto al coordinatore cittadino Rubens Toninelli, che sarà capolista, Faggiano ha incentrato invece il suo intervento sottolineando come «la mia candidatura è figlia di un progetto con un ampio respiro che prevede la partecipazione di persone di diverse generazioni e dalle più svariate professioni. Tutte accomunate però dal voler mettersi a disposizione della cittadinanza».


Tre sono i temi sul quale il candidato alla fascia tricolore sta costruendo il suo programma: «Il rilancio del commercio in una città che ha sempre avuto questa vocazione, cosa che si potrà fare attraendo persone. Poi l’ottimizzazione dei servizi sociali: a bilancio – ha riconosciuto – ci sono già molti soldi, ma noi vorremmo canalizzarli in modo diverso. Infine le politiche giovanili collegate al mondo dello sport. La pratica di diverse discipline, oltre a rappresentare una migliore valvola di sfogo per tanti ragazzi, potrà portare al tempo stesso nuove risorse alla città».


Carlo Calenda, oltre agli agli auguri di rito, si è soffermato invece su temi di attualità internazionale. Ovvio il riferimento al conflitto in Ucraina, nei confronti del quale, dal punto di vista strettamente economico, il percorso da seguire non dovrebbe discostarsi tanto da quello tenuto dagli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale: «Quella che viviamo è di fatto un’economia di guerra e anche per questo bisognerebbe tassare i profitti delle imprese che traggono guadagni da questa situazione nella misura del 90%, anche se io proporrei il 50%». E davanti al quesito se sia opportuno che l’Ucraina aderisca all’Unione europea ha auspicato di no: «Il rischio concreto sarebbe un escalation dell’attuale conflitto».

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Luca Mattioli

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