Un filo diretto con le persone ansiose durante l’emergenza

Un filo diretto con le persone ansiose durante l’emergenza. Avere a che fare con un’emergenza sanitaria come quella del coronavirus può provocare sensazione di isolamento, solitudine, estrema preoccupazione o confusione, con le abitudini e le routine saltate e le relazioni sociali drasticamente ridotte.

Per questo motivo, l’Associazione Aspic Milano ha messo a disposizione un servizio telefonico disponibile a livello nazionale per chi ha bisogno di supporto e ascolto. Il numero è attivo per tutto il territorio nazionale.

«Il servizio è totalmente gratuito – spiega Alcesti Alliata – ed è rivolto a tutti coloro che sentono il bisogno di essere aiutati a trovare strategie per una buona gestione di comportamenti, pensieri ed emozioni. Gli psicologi potranno dare supporto psicologico, mentre i counselor forniranno ascolto e un aiuto più sul piano del problem solving. Ricordiamo che il servizio non fornisce nessuna diagnosi o consulenza in merito al virus, né alcuna indicazione medica».

 

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Il numero da chiamare è 0270006555 disponibile tutti i giorni dalle 9 alle 20. Il servizio viene svolto in forma anonima. Ulteriori dettagli sono visibili sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/aspicmilano/

«In questi giorni – prosegue Alliata – riceviamo chiamate di persone che sono in ansia per paure che non sono magari concrete, ma che vanno contenute: chi, ad esempio, teme di morire senza poter riabbracciare qualcuno e dire qualcosa che non aveva mai detto; chi si connette mille volte al giorno per guardare notizie, alimentando il senso di allarme ed ansia; chi non sa come organizzarsi la giornata e gli sembra di impazzire). Noi crediamo che poter raccontare a qualcuno che ascolti in maniera professionale, possa essere utile. Personalmente, ho preso la telefonata di una persona con una forte ansia e il fatto stesso di averla potuta raccontare le ha fatto bene. In quei 30 minuti, questa è durata media delle telefonate, ha potuto essere ascoltata, la sua ansia ha trovato uno spazio di validazione e alla fine abbiamo concordato insieme alcune strategie alternative alla ricerca ossessiva in internet di notizie sulle malattie. Non ho curato la sua ansia, che non è il mio mestiere, ma abbiamo nominato l’altro che c’è e a cui magari la persona non pensa».

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