Da 70 anni i malati a Lourdes con l’Oftal: un libro ne racconta la storia novarese

Con il titolo “Cara, bella, magnifica Oftal di Novara” testi e oltre cento foto per fare memoria di un servizio ai sofferenti che è stato al passo dei tempi senza mutare l’impegno originario.

Un libro per raccontare la storia tutta novarese di un’opera a servizio degli ammalati, sorta con lo scopo di accompagnarli al santuario di Lourdes e, con gli anni, anche di seguirli in varie altre occasioni. Si tratta di “Cara, bella, magnifica Oftal di Novara”, pubblicato dalla Stampa Diocesana Novarese e scritto a molte mani, che percorre il cammino di 70 anni della sezione novarese dell’Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes, realtà che si era costituita 20 anni prima per volontà del vercellese mons. Alessandro Rastelli raccogliendo esperienze di pellegrinaggi a Lourdes in treno avviati oltre cento anni fa.

Un’opera in espansione con comitati sorti in varie diocesi. A Novara vide organizzare autonomamente il primo pellegrinaggio nel 1952, facendo nascere una Sezione federata, che in breve sarà presieduta da mons. Ugo Poletti, in futuro cardinale vicario generale di Roma e presidente della Cei. Da allora 70 pellegrinaggi a Lourdes (con la sola eccezione del 2020, per la pandemia) e una crescente serie di iniziative sempre più inserite nella pastorale diocesana.

Il libro le racconta iniziando con il fare memoria delle figure più significative oggi scomparse: sacerdoti, religiose ed esponenti del laicato cattolico novarese, con un ricordo particolare per don Tito Santamaria, che per quasi tutto il percorso è stato punto di riferimento e motore dell’associazione. Lo stesso titolo ripropone parole del sacerdote quando nel 2002 ne sottolineava il ruolo: “Cara, bella, magnifica Oftal di Novara. Io credo fermamente – scriveva – alla validità e alla preziosità del tuo ruolo e del tuo servizio ecclesiale nel mondo dei sofferenti della nostra terra”.

Il libro racconta soprattutto lo svolgersi di questo servizio negli anni, in particolare nelle molte trasformazioni che ha vissuto per adeguarsi costantemente ai cambiamenti in santuario, alle innovazioni nell’accompagnamento ai malati, all’allargamento delle situazioni di sofferenza, al desiderio di consentire la partecipazione di più ampie fasce di persone, infine anche alle nuove necessità di trasporto.

Così, con l’aiuto di oltre un centinaio di fotografie d’archivio, che mostrano dalle barelle coi malati in attesa di salire sul treno nel 1913 ai pellegrini sotto la grotta muniti di mascherina in questo 2022, il testo svela, anche con qualche aneddoto e diverse curiosità, le trasformazioni portate col mutare dei tempi e i luoghi e le celebrazioni del tutto diversi qualche decennio fa (era il secolo scorso!), ma nel solco di un impegno immutato da consegnare al futuro: il servizio agli ammalati, a chi soffre nel fisico, nella mente, nell’animo.

«Si è voluto anzitutto che resti traccia veritiera, supportata da ricordi e testimonianze concrete e contestualizzate, del cammino fatto. Ma anche per consegnare al futuro le esperienze vissute – hanno spiegato gli autori – esperienze che si concretizzano nei volti, nei gesti, nelle personalità di chi le ha realizzate e compiute. Cioè coloro che ci hanno preceduto e che ci hanno consentito di conoscere l’Oftal e ce l’hanno affidata perché anche noi potessimo farla crescere nel nostro tempo». Per questo «il libro è un grande atto d’amore e di riconoscenza nei confronti dell’associazione, degli amici che ci hanno preceduti, perché i loro nomi, i loro volti e le loro opere rimangano in ognuno di noi».

Una prima presentazione del libro avverrà questa domenica 13 novembre a Intra (hotel Il Chiostro) nel corso dell’”Incontro di autunno”, cioè l’assemblea annuale degli associati all’Oftal Novara, convocata dal presidente diocesano Stefano Crepaldi.

Altre presentazioni seguiranno in diversi centri della diocesi. In tutte queste occasioni verrà proiettato un video realizzato da un filmato a colori girato nel corso del pellegrinaggio dell’Oftal Novara nel 1962, in cui si possono riconoscere tanti personaggi di allora e comprendere fin nei dettagli – dal viaggio alla permanenza a Lourdes – le modalità non più attuali con cui si svolgeva.

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