Confagricoltura Piemonte: «I prezzi del latte sono troppo alti le stalle chiudono»

In Piemonte i prezzi del latte alla stalla sono troppo bassi e molti allevamenti rischiano la chiusura

Le imprese di allevamento che producono latte stanno attraversando un momento di forte difficoltà. «I costi di produzione sono lievitati in modo impressionante – ha spiegato Guido Oitana, presidente della sezione latte di Confagricoltura Piemonte – mentre il prezzo del latte alla stalla continua a rimanere fermo, o mostra segnali di aumento troppo deboli a fronte delle maggiori spese che vengono sostenute dagli allevatori da un anno a questa parte: il prezzo del mais per l’alimentazione delle bovine è aumentato del 67%, il gasolio del 72% e l’energia elettrica addirittura del 392%».

Molti allevamenti sono sull’orlo del collasso. I caseifici, che pure accusano aumenti di costi dovuti all’aumento delle spese di trasformazione, non stanno fornendo agli allevatori un adeguato riconoscimento per il loro impegno. Granarolo, attraverso la cooperativa Granlatte, ha adottato un atteggiamento responsabile, riconoscendo ai produttori un prezzo di 48 centesimi per ogni litro di latte, premi di qualità esclusi. Il prezzo del “latte spot”, quello che è venduto senza contratti di fornitura periodica, è in forte aumento da mesi e la quotazione ufficiale dell’ultima settimana è di 51 centesimi al litro. In questo contesto, in  Piemonte, per contratti di fornitura annuali, oggi la maggior parte delle industrie paga il latte alla stalla tra i 40 e i 42 centesimi al litro.

Stretti nella morsa di costi di produzione sempre più alti e ricavi fermi molti allevatori stanno pensando di abbandonare la produzione. «Dieci anni fa – ha ricordato Roberto Abellonio, direttore di Confagricoltura Cuneo -– nella regione subalpina erano attive 2.243 stalle da latte: oggi sono soltanto 1.625 (-27,6%, in pratica ha chiuso una stalla su 4). La maggior parte degli allevamenti da latte si concentra in provincia di Cuneo e Torino, rispettivamente con 722 e 580 stalle. Le vacche allevate in Piemonte 120.703, per una produzione annua di 1.154.731 tonnellate di latte, che rappresentano un valore all’origine di circa 485 milioni di euro».

In Italia sono attivi 26.000 allevamenti di vacche da latte, che sviluppano un fatturato di 16 miliardi di euro. 

«Produrre latte sta diventando antieconomico. Negli ultimi mesi – ha chiarito il direttore di Confagricoltura Piemonte Ercole Zuccaro – stiamo assistendo a un aumento significativo delle macellazioni di vacche da latte: gli allevatori che non riescono a far fronte all’impennata dei costi di alimentazione degli animali preferiscono limitare le perdite, chiudendo le stalle. Gli stabilimenti di macellazione hanno incrementato l’attività e, se le condizioni non cambieranno, questo fenomeno tenderà a consolidarsi nei prossimi mesi. La produzione di latte negli altri Paesi europei sta calando e ormai le industrie straniere stanno importando latte italiano, evento che si era mai riscontrato finora».

Nei prossimi mesi, complice anche il calo fisiologico della produzione a causa dell’aumento delle temperature che rende meno produttive le mandrie, il latte potrebbe mancare. «È necessario che tutti gli attori della filiera facciano la loro parte, per evitare di impoverire il nostro patrimonio zootecnico da latte – ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia – e per questo Confagricoltura si sta impegnando per favorire il collocamento di latte sul mercato alle migliori condizioni di prezzo. Alle imprese diciamo di non vendere il prodotto sottocosto e di non accettare condizioni di aumento di prezzo poco significative: siamo a loro disposizione per il collocamento del prodotto, anche con imprese che operano su mercati internazionali, per superare questa situazione di difficoltà, con l’obiettivo di salvaguardare il nostro patrimonio zootecnico. Questo è il momento – ha concluso Allasia – in cui occorre pianificare investimenti e strategie di mercato nel medio lungo periodo, che richiedono un’adesione convinta di tutta la filiera produttiva e commerciale. Non servono prove di forza ma collaborazioni convinte, nell’interesse del nostro sistema produttivo».

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