Morti sul lavoro, dopo la tragedia di Trecate i sindacati: «Non è fatalità, servono interventi concreti»

Cinque morti sul lavoro in un solo giorno in Italia, tra cui quello dell’operaio di 57 anni deceduto ieri, 4 novembre, dopo essere rimasto schiacciato da una componente metallica di una gru nel cantiere di ampliamento dello stabilimento MacDermid, nel polo chimico di San Martino a Trecate. È il bilancio drammatico richiamato dalle organizzazioni sindacali, che all’indomani della tragedia tornano a chiedere interventi concreti per fermare gli incidenti mortali sul lavoro. Non soltanto cordoglio, dunque, ma richieste precise che riguardano controlli, formazione, responsabilità nella catena degli appalti e applicazione delle norme sulla sicurezza.

Mentre proseguono gli accertamenti per ricostruire la dinamica dell’incidente costato la vita ad Antonio Fasciani, dipendente della M.C. Prefabbricati di Castano Primo, arrivano le prese di posizione dell’azienda nel cui stabilimento si è verificata la tragedia, delle organizzazioni sindacali e della politica.

MacDermid: «Profondamente addolorati, piena collaborazione alle indagini»

MacDermid Industrial Solutions ha diffuso una dichiarazione ufficiale nella quale esprime vicinanza alla famiglia del lavoratore e conferma la propria disponibilità a collaborare con le autorità: «Siamo profondamente addolorati per la morte di un dipendente di un’impresa appaltatrice esterna a seguito di un grave incidente avvenuto presso il nostro sito di Trecate. I nostri pensieri e le nostre più sentite condoglianze sono rivolti alla sua famiglia, ai suoi cari e ai suoi colleghi».

L’azienda precisa di essere in contatto con il datore di lavoro della vittima e di aver offerto «la nostra piena disponibilità a fornire ogni supporto necessario alla famiglia e a tutte le persone coinvolte».

Sulle circostanze dell’incidente, invece, MacDermid non entra nel merito: «Le circostanze dell’incidente sono attualmente oggetto di indagine e stiamo collaborando pienamente con le autorità competenti, pertanto non rilasceremo ulteriori commenti in merito».

I sindacati: «Una strage silenziosa, non possiamo limitarci alla solidarietà»

È particolarmente dura la presa di posizione congiunta di Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil Piemonte, Filctem e Cgil Novara e Vco, che ricordano come la tragedia sia avvenuta a pochi giorni dalla giornata dedicata alla sicurezza sul lavoro e sottolineano la necessità di superare le dichiarazioni di circostanza.

«Nel dolore per quanto accaduto ad Antonio, ribadiamo con forza che questa non è fatalità. È una vera e propria strage silenziosa e quotidiana che deve finire», affermano le sigle sindacali, ricordando che nella stessa giornata altri quattro lavoratori hanno perso la vita in Italia.

Nel comunicato le organizzazioni esprimono vicinanza alla famiglia della vittima e al fratello Gabriele, rappresentante sindacale della Fillea Cgil nella stessa azienda, per poi concentrare l’attenzione sulle condizioni di sicurezza nei cantieri.

Il settore delle costruzioni, sottolineano, continua a essere uno dei più esposti al rischio, anche per la presenza di appalti e subappalti, ritmi di lavoro serrati e controlli ritenuti insufficienti. Da qui la richiesta di rafforzare le verifiche e garantire responsabilità chiare lungo tutta la catena degli affidamenti.

«Siamo davvero stufi di esprimere solidarietà dopo ogni incidente! Vogliamo interventi concreti e immediati: più controlli, responsabilità chiare lungo la catena degli appalti e rigoroso rispetto delle norme di sicurezza!».

Uno dei punti centrali della denuncia riguarda l’applicazione del decreto legislativo 81 del 2008, che disciplina la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Secondo i sindacati, gli strumenti normativi esistono già, ma troppo spesso vengono applicati in modo insufficiente. Chiedono quindi di rafforzare il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, sia aziendali sia territoriali, e di rendere più efficace la formazione obbligatoria.

Proprio sulla formazione si concentra una delle critiche più nette: «Qualche ora davanti ad uno schermo, in autoformazione ed autoapprendimento e via! Una firma sul registro e tutte le coscienze sono a posto! Non può e non deve funzionare così».

Le organizzazioni sollecitano anche un intervento del Governo e delle istituzioni, indicando tra le misure ritenute necessarie l’istituzione di una Procura nazionale del lavoro, per rafforzare gli strumenti di contrasto agli infortuni e alle morti sul lavoro.

Uiltec: «La sicurezza non può essere considerata un costo»

Sulla necessità di una maggiore attenzione alle attività affidate alle imprese esterne interviene anche Alessandro Casellato, segretario generale della Uiltec Piemonte e Valle d’Aosta.

«Siamo di fronte all’ennesima tragedia che colpisce il mondo del lavoro. Un uomo è uscito di casa per svolgere la propria attività e non vi farà più ritorno. È una realtà drammatica alla quale non possiamo e non dobbiamo abituarci».

Casellato richiama in particolare il tema del coordinamento tra le aziende coinvolte nei lavori, della valutazione dei rischi, della formazione e del rispetto delle procedure di sicurezza.

«Non è accettabile che nel 2026 si continui a morire sul lavoro con questa frequenza. La sicurezza non può essere considerata un costo, un adempimento burocratico o una questione secondaria rispetto alle esigenze produttive. Deve rappresentare una priorità assoluta, per le imprese e per le istituzioni».

Il sindacato attende che gli organi competenti chiariscano la dinamica dell’incidente e accertino eventuali responsabilità, ma ribadisce che la prevenzione non può esaurirsi negli interventi successivi alle tragedie.

«Non possiamo limitarci a intervenire dopo ogni tragedia. Occorrono maggiori controlli, investimenti concreti nella prevenzione e una cultura della sicurezza che coinvolga ogni livello dell’organizzazione del lavoro», aggiunge Casellato, sottolineando che il diritto a lavorare in sicurezza deve essere garantito senza distinzioni tra dipendenti diretti e lavoratori delle imprese appaltatrici.

Rossi: «Fermare questa piaga deve diventare una priorità politica»

Alle prese di posizione sindacali si aggiunge quella del consigliere regionale Domenico Rossi, che esprime cordoglio alla famiglia e ai colleghi del lavoratore.

«La notizia della scomparsa del lavoratore di 57 anni, travolto da una gru all’interno del polo chimico di Trecate, lascia sgomenti e colpisce al cuore l’intera comunità novarese e piemontese», dichiara.

Rossi invita ad attendere gli accertamenti delle autorità competenti e dello Spresal per chiarire la dinamica dell’incidente, ma richiama anche la necessità di un impegno istituzionale più incisivo.

«Non è tollerabile che il lavoro, fondamento della nostra Repubblica e strumento di dignità, continui a trasformarsi in un teatro di tragedie quotidiane. Fermare questa piaga deve diventare una priorità assoluta dell’azione politica e delle istituzioni a tutti i livelli».

Un richiamo che il consigliere sintetizza nell’appello: «Lavorare per vivere, mai per morire».

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore