Dalle bacheche virtuali di Facebook al dibattito della politica locale. La serie di reazioni generata dalla diffusione di un video sul corteo religioso della comunità sciita novarese – svoltosi in modo tranquillo lo scorso 16 agosto tra corso Risorgimento e via Pernati – ha innescato un interessante confronto di opinioni all’interno dell’area di centrodestra cittadina, mostrando sensibilità diverse di fronte al tema dell’integrazione e delle manifestazioni religiose.
Se sui social network a esprimere perplessità erano stati soprattutto alcuni esponenti e simpatizzanti di Futuro Nazionale, chiedendo conto all’amministrazione della concessione degli spazi pubblici, la lettura arrivata da Palazzo Cabrino ha mantenuto un profilo strettamente istituzionale, delineando un confine tra le posizioni identitarie e il pragmatismo di chi amministra la città.
La posizione di Futuro Nazionale sull’identità locale
A rivendicare la legittimità dei dubbi sollevati in rete è Mauro Gigantino, ex consigliere di maggioranza eletto nelle file di Fratelli d’Italia e oggi esponente di Futuro Nazionale. Per Gigantino «le reazioni scaturite dalla visione del filmato che ritraeva la commemorazione del martirio dell’imam Hussain non rappresentano una forzatura, ma la naturale espressione di un sentire diffuso nell’elettorato conservatore».
L’esponente politico difende le argomentazioni dell’autore della pubblicazione originale: «A mio avviso, non c’è nulla di offensivo o di biasimabile nel post del militante di Futuro Nazionale, poiché le considerazioni espresse rientrano nei limiti del legittimo pensiero e del confronto democratico». Entrando nel merito, Gigantino rivendica «la vicinanza a molte delle istanze sollevate sul web», spiegando che «la questione è puramente valoriale». L’invito è quello a non diventare una minoranza culturale, ribadendo che, pur nel totale rispetto della libertà di culto, «chiunque manifesti sul territorio è chiamato a dimostrare ossequio e sensibilità per le tradizioni locali».
Le rassicurazioni dell’assessore Piantanida
A riportare il tema su un piano prettamente tecnico e rassicurante è stato l’assessore con delega alla Sicurezza, Luca Piantanida. L’esponente leghista della giunta Canelli ha scelto di adottare un approccio equilibrato, spiegando il funzionamento della macchina organizzativa e rassicurando i cittadini.
In primo luogo, Piantanida ha chiarito un aspetto procedurale fondamentale: «L’autorizzazione per lo svolgimento di simili cortei non è in capo al Comune, bensì alla Questura, che ne valuta preventivamente i requisiti. L’amministrazione comunale interviene unicamente, tramite la Polizia Locale, per disciplinare le modifiche temporanee alla viabilità e garantire il deflusso in sicurezza». Sotto il profilo dell’ordine pubblico, l’assessore ha ribadito senza esitazioni che «la manifestazione si è svolta in maniera del tutto pacifica, senza registrare alcuna criticità».
Lungi dal condannare le pratiche religiose riprese nei video, il titolare della Sicurezza ha offerto una chiave di lettura decisamente distensiva. «Nel caso specifico – ha spiegato Piantanida – non vi è stato nulla di estremo, ma si è assistito semplicemente all’espressione di usanze e tradizioni legate alla cultura di appartenenza dei manifestanti».
Tra piazze virtuali e diritti reali: una lezione di civiltà che supera le ideologie
Un confronto che consegna la fotografia di una destra locale dalle molteplici sfaccettature. Da un lato l’offensiva identitaria di chi, come Futuro Nazionale può permettersi di sollevare la questione spingendo sull’acceleratore ideologico; dall’altro lato colpisce l’approccio pragmatico della Lega di governo. Un partito che storicamente ha fatto della difesa dei confini culturali il proprio cavallo di battaglia, oggi, dovendo amministrare concretamente la città, calibra le parole, riconduce il dibattito nell’alveo delle regole ed evita di alimentare tensioni sociali inutili.
Infine, resta la questione di merito, che è forse la più importante. In una moderna democrazia, la libertà di culto e di espressione non si misura sul gradimento estetico o sulla vicinanza culturale di un determinato rito, ma sull’osservanza delle leggi dello Stato. Se un evento è autorizzato dalle autorità di pubblica sicurezza e si svolge in modo assolutamente pacifico, la piazza appartiene legittimamente a chi la percorre, che sia per una processione patronale o per l’Ashura. Come ha saggiamente ricordato Piantanida, la fede può assumere forme intense e viscerali anche a latitudini a noi molto più vicine. Riconoscere questa pluralità nel rispetto reciproco, senza lasciarsi spaventare da ciò che non si conosce, è l’unico vero argine alle derive dell’intolleranza.








