Aggredito da un paziente, parla il medico: «Sono vittima di un sistema che non funziona»

«Io sono stato aggredito da un sociopatico. Ma il problema non è solo quello che è successo a me: penso ai giovani medici che fanno le guardie mediche da soli, negli ambulatori, anche a tarda sera. Sono in balia di chiunque entri dalla porta».

Dopo la solidarietà espressa dall’Ordine dei Medici di Novara, il medico di medicina generale Mauro Porzio torna a parlare dell’aggressione subita nel proprio ambulatorio di Cerano. Lo fa non per alimentare polemiche, ma perché quanto accaduto diventi l’occasione per affrontare il tema della sicurezza dei professionisti che ogni giorno lavorano da soli sul territorio.

Porzio, 63 anni, racconta di aver ricevuto «centinaia di messaggi di solidarietà da colleghi e pazienti», un sostegno che dice di aver apprezzato profondamente. Quello che invece lo ha colpito è la sensazione di non aver percepito una sufficiente vicinanza da parte delle istituzioni.

«Quello che mi ha dato più fastidio è che a 63 anni ti trovi in una situazione del genere e non senti la vicinanza delle istituzioni», afferma.

Giovedì il medico incontrerà il direttore generale dell’Asl Novara, Angelo Penna, per ripercorrere quanto accaduto e ribadire la necessità di intervenire sul fronte della sicurezza. Ma, sottolinea, il problema non si risolverà senza una precisa volontà istituzionale: «Sarò in Asl a ribadire quello che è successo, ma non cambierà nulla se non ci sarà una reale volontà politica e territoriale di affrontare il problema. Io sono vittima di un sistema che non funziona».

Secondo Porzio è necessario introdurre strumenti di protezione più efficaci per i medici di medicina generale e per quelli della continuità assistenziale: «Bisogna dotare i medici di dispositivi di sicurezza con un pulsante di emergenza collegato direttamente a una centrale operativa».

L’Asl Novara ha già previsto per le guardie mediche un sistema di allarme collegato con la vigilanza privata, ma per il medico non rappresenta una risposta adeguata: «Quel dispositivo esiste già, ma la vigilanza privata non può fare molto. È già successo che venisse utilizzato durante un turno notturno: il vigilante era molto lontano ed è arrivato quasi un’ora dopo».

Per questo, aggiunge, serve un sistema diverso, fondato sulla collaborazione tra le istituzioni e le forze dell’ordine: «Occorre un accordo tra Prefettura, Questura e Carabinieri, perché quando un medico chiede aiuto la risposta deve essere immediata».

Per il medico, però, la vicenda va oltre il singolo episodio. «Non chiedo questo per me – conclude – ma per tutti i colleghi, soprattutto per quelli più giovani che lavorano da soli negli ambulatori del territorio. Nessuno dovrebbe trovarsi nelle condizioni di affrontare una situazione del genere senza poter contare su un sistema di protezione efficace».

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore