Riflettere sull’economia sociale e sul ruolo che hanno in esse le imprese cooperative, rafforzando al contempo la collaborazione tra Legacoop Piemonte e CSVNet con la firma del protocollo di intesa. Questo l’obiettivo della tavola rotonda “Economia sociale per generare lavoro e unire comunità”, promossa dalla Camera di Commercio di Novara.
«Si tratta di una cornice strategica che avrà la durata di 10 anni, e che punta a riunire tutte le categorie del terzo settore, delle quali abbiamo un quadro ben definito», ha esordito Barbara Daniele, responsabile Legacoopsociali Piemonte e vicepresidente di Legacoopsociali nazionale, nel corso della presentazione.
L’economia sociale, d’altronde, ha un peso non indifferente sull’economia privata italiana, con l’8% di organizzazioni attive nel settore privato e circa 400.000 enti operativi, che coinvolgono circa 1,5 milioni di lavoratori e oltre 4,6 milioni di volontari. Una fetta di economia importante, e che pertanto deve essere sfruttata nel modo giusto.
«Il piano mira ad affrontare il nodo fiscale – ha proseguito Daniele-, con l’introduzione di sistemi ad hoc come un ranking sociale riconosciuto e appalti pubblici sostenibili, oltre al coinvolgimento di banche e di enti filantropici come cofinanziatori». In questo scenario, le Regioni diventano parte fondante del progetto, per tradurre le linee guida in azioni concrete, con la creazione di tavoli di coprogettazione permanente e di cabine di regia regionali. Senza dimenticare, in tutto questo, il corretto uso di fondi europei destinati allo sviluppo dell’economia sociale.
Il Piemonte e l’Italia sulla scia dell’Europa
«Abbiamo lavorato, per circa due anni, nella cabina di regia nazionale, per preparare un piano d’azione nazionale e all’attuazione di quello europeo», ha aggiunto Catiuscia Marini, responsabile delle relazioni con la UE e PNRR Legacoop nazionale. Ma la vera base di partenza è un’altra: l’istituzionalizzazione di un gruppo di lavoro che farà da cabina di regia presso il Ministero di Economia e Finanza.
«L’Europa stessa ha portato avanti, negli ultimi 25 anni, una campagna di promozione e sensibilizzazione sui termini dell’economia sociale, sottolineando la necessità di politiche pubbliche che le dessero riconoscimento. Noi abbiamo la necessità di pesare e riconoscere tutte le unità presenti sul territorio, anche a causa dell’assenza di statistiche ufficiali, essendo tutte frammentate in diversi ambiti», ha aggiunto Marini.
Ma quali sono gli intenti di questo progetto? «Punteremo sul reinvestimento degli utili nella crescita delle imprese stesse, con l’obiettivo di continuare a far crescere l’economia sociale tramite il nostro piano d’azione. L’obiettivo è quello di costruire delle politiche pubbliche coerenti con il potenziamento e lo sviluppo dell’economia sociale nei territori. Per questo quanto viene fatto qui in Piemonte è importante, e si inserisce nella scia di quanto già fatto da Liguria, Emilia-Romagna e Sardegna», ha concluso Marini.
I capisaldi del progetto
«Credo sia importante sottolineare come si stiano muovendo anche realtà verticali a livello regionale, con questo rapporto distintivo – ha affermato Luigi Bobba, presidente della Fondazione Terzjus -. Il terzo settore ha sempre vissuto in una zona d’ombra, ma è comunque riuscito a “imporsi” negli anni tramite il lavoro e i numeri in continua crescita».
«Ecco perché – ha proseguito Bobba – è stato importante, nell’ambito di questo lavoro, individuare il perimetro dei soggetti che in Italia corrispondono ai principi base dell’economia sociale. Questo è fondamentale: il piano, se dovrà tradursi in misure, dovrà avere nomi e cognomi, persone e soggetti con una individuazione precisa. Basta un piccolo esempio: due anni fa il Parlamento aveva stanziato 100 milioni di euro per il rimborso dei costi energetici per gli enti del terzo settore. Ne sono stati spesi, però, solo 16, perché nessuno ha un quadro preciso delle dislocazioni logistiche di queste unità».
Nascono, da qui, i quattro capisaldi di questo piano: «Il primo è mettere a tema tutto il quadro normativo fiscale, diventato sempre più importante negli ultimi anni. Poi c’è il tema dell’accesso al credito, e ancora quello delle competenze, viste le difficoltà nel reperirle sul mercato soprattutto nell’ambito socio-educativo e socio-sanitario. Infine, la partnership tra pubblico e privato, con la messa a regime completa della coprogettazione non come surrogato del codice degli appalti, ma basandosi su principi di cooperazione».
A chiudere le parole di Guido Bolatto, segretario generale della Camera di Commercio di Torino: «Come Camera di Commercio Stiamo cercando diverse soluzioni nei confronti del terzo settore, come, ad esempio avvicinandovi le nuove tecnologie. Abbiamo trovato aperture dal mondo confindustriale, con alcune cooperative e aziende che stanno lavorando a formule di acquisti sociali. Stiamo sperimentando: vedremo come si evolveranno queste strade».








