La nascita del nuovo Comitato costituente “Futuro Nazionale – Galliate 1656” a sostegno del movimento guidato dal generale Roberto Vannacci ha acceso un caso che va ben oltre il dibattito politico. A far discutere non è infatti la scelta di un ex appartenente alle forze dell’ordine di impegnarsi in politica – diritto pienamente riconosciuto a qualsiasi cittadino anche dopo il collocamento in quiescenza – bensì il modo in cui questa scelta è stata inizialmente presentata.
Ad annunciare la nascita del comitato è stato Benito Gentile, maresciallo capo dei Carabinieri in quiescenza, con un post pubblicato sui social accompagnato da un’immagine realizzata con l’intelligenza artificiale che lo ritraeva in uniforme, con i gradi ben visibili. Il testo del messaggio recitava: «Da oggi inizia un nuovo percorso – dichiara il maresciallo -. Ho deciso di sostenere e promuovere il Comitato Costituente “Futuro Nazionale – Galliate 1656”, uno spazio dedicato a chi crede nei valori dell’amore per la Patria, dell’onore, della lealtà, dell’identità, della tradizione, del coraggio e dell’impegno civico. Se vi riconoscete in questi principi e desiderate contribuire con idee, partecipazione e confronto, vi invito a unirvi alla nostra pagina e a seguire le nostre iniziative. Ogni cambiamento nasce dalla partecipazione di persone che condividono un progetto e vogliono costruire il futuro con serietà e determinazione».
Dopo le prime contestazioni, però, quell’immagine è scomparsa. Al suo posto ne è comparsa una praticamente identica, sempre realizzata con l’intelligenza artificiale, ma con Gentile ritratto in abiti civili. Il testo del post, invece, è rimasto invariato.
La modifica non è passata inosservata e ha alimentato ulteriormente il dibattito, sfociato nella presa di posizione congiunta degli organismi direttivi galliatesi del Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Galliate Futura, che chiedono verifiche sull’utilizzo dell’immagine diffusa dal comitato.
«Il diritto di ogni cittadino, anche dopo il collocamento in quiescenza, di aderire a un partito e partecipare liberamente alla vita politica non è in discussione – scrivono le quattro forze politiche –. Il problema è un altro: la divisa, i gradi, i fregi e il prestigio dell’Arma dei Carabinieri non possono essere trasformati in strumenti di propaganda politica o utilizzati per attribuire autorevolezza istituzionale a una formazione di parte».
Secondo i firmatari, l’immagine «solleva seri interrogativi sulla compatibilità dell’utilizzo dell’uniforme e dei simboli dell’Arma con le norme e i regolamenti vigenti», motivo per cui chiedono formalmente alle autorità competenti di effettuare tutte le verifiche del caso e, qualora emergessero irregolarità, di adottare gli eventuali provvedimenti previsti.
Nel documento viene inoltre rivolto un appello a tutte le forze politiche e ai rappresentanti del consiglio comunale affinché prendano «pubblicamente e senza ambiguità le distanze dall’utilizzo politico della divisa», ricordando che «la divisa è onore quando rimane al servizio della Repubblica. Trasformarla in propaganda significa indebolire proprio quelle istituzioni che si afferma di voler difendere».
La vicenda, del resto, non riguarda il colore politico dell’iniziativa. Se la stessa immagine fosse stata utilizzata per promuovere qualsiasi altra forza politica, il tema sarebbe identico. Ciò che stupisce è l’utilizzo dell’uniforme – o della sua rappresentazione – all’interno di un messaggio di propaganda politica, circostanza che richiama il principio di neutralità delle istituzioni militari e solleva interrogativi sulla compatibilità con le norme che disciplinano l’uso della divisa.
Resta ora da capire se e come l’Arma dei Carabinieri intenderà valutare l’accaduto. La sostituzione dell’immagine con una versione in abiti civili ha eliminato l’elemento più contestato, ma non cancella la questione posta dalla prima pubblicazione: se la rappresentazione dell’uniforme in un’iniziativa politica sia compatibile con le regole e con il principio di imparzialità che l’Arma è chiamata a rappresentare.








