Vi è una certa e innegabile eleganza nell’ammettere candidamente un piccolo inciampo di percorso. È una dote rara, che richiede un distacco quasi britannico, e che la giunta novarese ha saputo sfoggiare con invidiabile naturalezza durante l’ultima commissione congiunta sul tema della pista ciclabile di corso Milano a Sant’Agabio. Un progetto fondamentale per salvare i fondi del Pnrr, che tuttavia ha fatto da sfondo a dinamiche ben più affascinanti. La vera notizia emersa a palazzo Cabrino, infatti, risiede in quel delicato, quasi impercettibile difetto di condivisione interna che ha trasformato la seduta in una deliziosa commedia degli equivoci.
Le pacate richieste dell’assessora Stangalini
A sguainare per prima il fioretto è stata l’assessora al Commercio, Maria Cristina Stangalini. Trovatasi a dover gestire la prevedibile sollevazione dei negozianti, l’assessora ha colto l’occasione non solo per smarcarsi dall’inghippo, ma per rivendicare con pacata fermezza il proprio perimetro di competenza. «Mi hanno contattata il 21 febbraio, per un incontro urgente, le attività commerciali che si sono lamentate», ha esordito, puntando poi il dito contro la «mancata comunicazione» del progetto all’esterno, verso i diretti interessati.
Da qui, la decisa richiesta rivolta ai colleghi di scrivania, affinché non si scavalchi più il suo assessorato: «Ho chiesto in futuro di essere coinvolta maggiormente anche nelle fasi preliminari dove ci sono le attività commerciali e serve il loro coinvolgimento». Una precisazione cristallina: se si tocca il commercio, io devo essere al tavolo fin dal primo giorno.
Il “capitano” Zoccali respinge le accuse e salvaguarda la pressione
A raccogliere il guanto di velluto, facendo da scudo al proprio settore, è intervenuto l’assessore ai Lavori Pubblici, Rocco Zoccali. Rifiutando di farsi trascinare in una polemica intestina, Zoccali ha indossato i panni del capitano di lungo corso che assorbe il colpo per proteggere la squadra, ma al tempo stesso respinge le accuse al mittente con signorile flemma.
«Quando faccio il capitano della squadra e si perde, io dico che abbiamo giocato male non che è colpa di chi ha sbagliato il rigore», ha dichiarato aggi ammettendo le imperfezioni e rivendicando di aver «messo il mio faccione con i commercianti che ho incontrato». La chiusura del suo intervento, però, è stato un capolavoro di diplomazia difensiva, volto a spegnere sul nascere i malumori dei colleghi: «Non voglio fare polemiche e non voglio farmi salire la pressione». Un modo elegante per dire: prendo io la colpa pubblica, ma finiamola qui per il bene del nostro sistema cardiovascolare e della giunta.
L’inno ecologista e la confessione del sindaco Canelli
Il vertice dell’understatement è stato però raggiunto dal sindaco Alessandro Canelli. Mentre dai banchi della maggioranza il capogruppo della Lega, Gaetano Picozzi, si lanciava in un convinto inno ai benefici ecologici delle due ruote, il primo cittadino è intervenuto per difendere il senso del progetto sfoderando una premessa autobiografica: «Non uso la bici dal 1986».
Dopo aver confessato i propri quarant’anni di astinenza dal pedale, Canelli ha serenamente allargato le braccia, ammettendo che il cortocircuito è dipeso da una semplice mancanza di dialogo nel momento in cui la variante del Pnrr ha preso forma. «La variante è stata progettata per il bando che prevedeva il collegamento con i poli universitari, ma non è stata adeguatamente condivisa, una cosa sicuramente sbagliata», ha riconosciuto aggiungendo che «quando è scoppiato il nodo dei commercianti, l’amministrazione ha semplicemente realizzato che i dettagli dell’intervento non erano stati messi a fuoco collettivamente come si pensava», correndo subito ai ripari con il nuovo tracciato «che comunque ci permette di avere una viabilità ciclistica integrata con il tessuto del quartiere e che collega corso Milano a corso Trieste».
La fatidica domanda dell’opposizione
Di fronte a una simile esibizione di disarmante franchezza, all’opposizione è bastato sollevare un sopracciglio per cogliere la palla al balzo. Il capogruppo dem Nicola Fonzo, con la pacatezza di chi osserva un vaso di cristallo tintinnare sul tavolo, ha posto ad alta voce la domanda che aleggiava nella stanza: «In giunta vi parlate? Da quanto apprendo io, non vi parlate perché Stangalini non sapeva del progetto e nemmeno il sindaco».
Ma la vera chiave di lettura di questo scaricabarile istituzionale va ben oltre il destino di una lingua di asfalto colorata per le biciclette. Le rivendicazioni di perimetri, i distinguo e le difese d’ufficio andate in scena in commissione sono i primi segnali di un progressivo riposizionamento interno alla maggioranza.
Con le elezioni amministrative del 2027 che iniziano gradualmente a stagliarsi all’orizzonte, ogni forza politica e ogni singolo assessore sente l’urgente necessità di marcare il proprio territorio, smarcarsi dagli errori impopolari e blindare il proprio bacino di consensi (in questo caso, quello pesantissimo e cruciale dei commercianti). Il valzer di palazzo Cabrino è appena iniziato, la corsa per assicurarsi un posto al sole nel post-Canelli è ai nastri di partenza. E la sensazione è che, da qui al 2027, di “difetti di comunicazione” tra alleati ne vedremo ancora parecchi.







