Un innalzamento sperimentale di 15 centimetri del livello massimo del Lago Maggiore, da 1,25 a 1,40 metri sullo zero idrometrico di Sesto Calende, per aumentare le riserve idriche a disposizione del territorio. È la decisione accolta con soddisfazione dalle organizzazioni agricole e dal sistema di gestione irriguo, che la definiscono un passaggio strategico per il governo della risorsa acqua nel distretto del Po.
Il provvedimento consente di incrementare la capacità di invaso del lago, con effetti diretti sulla disponibilità idrica durante la stagione irrigua. Una leva considerata cruciale soprattutto per il sistema agricolo della pianura, che potrà contare su maggiori risorse per garantire la continuità produttiva su circa 300mila ettari coltivati, cuore dell’agroalimentare del Nord Italia e in particolare della filiera risicola.
L’intervento viene letto anche come una risposta concreta ai cambiamenti climatici. Aumentare la capacità di accumulo significa infatti migliorare la resilienza del territorio nei periodi di scarsità idrica, rendendo più efficiente e programmata la gestione dell’acqua. A questo si aggiunge un impatto positivo anche sul fronte energetico, con una maggiore produzione di energia pulita legata alla gestione dei flussi.
Secondo le organizzazioni firmatarie, tra cui Est Sesia, Confagricoltura, CIA e Coldiretti, la misura rafforza un modello territoriale che integra produzione agricola, gestione delle acque e tutela ambientale. Un equilibrio che, sottolineano, rappresenta un elemento distintivo rispetto ad altri contesti europei, fondato anche sulla conservazione degli ecosistemi e della biodiversità.
Sul fronte della sicurezza, le stesse organizzazioni rassicurano cittadini e territori rivieraschi: l’innalzamento non comporta rischi né compromette la sicurezza idraulica. Il provvedimento è infatti il risultato di un percorso tecnico-scientifico condiviso tra le istituzioni competenti, supportato da sistemi di monitoraggio costante e protocolli di gestione.
«L’adeguamento del livello massimo del Lago Maggiore – dichiarano congiuntamente – rappresenta un esito di grande rilevanza istituzionale e tecnica. Una misura che consente di coniugare sicurezza idrica, competitività del sistema produttivo e salvaguardia ambientale, valorizzando un modello di gestione della risorsa acqua che distingue il nostro territorio nel panorama europeo».
In prospettiva, le organizzazioni chiedono ora di consolidare questo indirizzo, rafforzando una governance condivisa della risorsa idrica e investendo nelle infrastrutture gestionali. L’obiettivo è garantire stabilità e sviluppo al sistema agricolo nazionale, in un contesto sempre più segnato dalla variabilità climatica.






