Sanremo 2026 omaggia Pippo Baudo: la mostra al Forte Santa Tecla e l’eredità del “baudismo”

1993, una Laura Pausini diciannovenne canta “La solitudine” e vince la categoria Nuove Proposte del 43º Festival di Sanremo. Fast forward, è il 2026 e quella stessa Laura su quel palco è oggi la co-conduttrice e, commossa, racconta che quando a maggio scorso Carlo Conti (direttore artistico di questa edizione, ndr) le ha proposto di accompagnarlo all’Ariston, lei ha chiamato subito Pippo Baudo, alla ricerca di rassicurazioni e quella carica che solo chi ti ha lanciato nell’Olimpo della musica italiana e internazionale può darti.

Pippo li ha inventati tutti, come soleva divertito ricordare. Sono moltissimi infatti i talenti da lui scoperti, ma non si è fermato qui: il Festival come lo conosciamo oggi, ovvero non solo una competizione musicale ma un racconto nazionale (e commerciale) l’ha trasformato lui, specialmente dall’edizione del 1984, che ha segnato il suo ritorno nel momento del boom economico e televisivo italiano.

E così, a 6 mesi dalla sua scomparsa e in occasione della 76º edizione del Festival, RAI gli dedica una mostra al forte Santa Tecla, dove parole, video d’epoca, foto e anche qualche cimelio, cercano di catturare l’essenza di quello che è stato forse il modello più alto e completo di presentatore, direttore artistico e uomo di spettacolo tout court.

Un esempio così riconoscibile da avere ben sei aggettivi e un verbo a lui riferiti nella Treccani e riconosciuti dall’Accademia della Crusca: pippobaudismo, baudismo, baudiano, pippobaudiano, baudeggiare, pippobaudista, baudesco.

E così sala dopo sala si ripercorre la sua carriera, i momenti più salienti

delle edizioni da lui condotte, le star internazionali che ha portato nella piccola città ligure tra cui figurano nomi come Louis Armstrong e i Queen, i premi da Baudo vinti e anche i suoi eleganti tanto quanto importanti (per altezza) completi indossati.

Inoltre, forse non tutti sanno che Pippo Baudo fu anche autore prolifico: alla SIAE risultano depositati con il suo nome oltre cento brani e qui esposti in mostra è possibile vedere da vicino gli esemplari originali di “Una domenica cosi” (1967) e la più conosciuta “Donna Rosa” (1968): un racconto di un aspetto forse meno noto ma fondamentale di una personalità artistica a tutto tondo.

Pippo Baudo e il baudismo sono entrati così profondamente nelle nostre case, anno dopo anno, programma dopo programma, che oggi non riusciamo ancora forse a renderci conto della sua scomparsa, ma quando le luci dell’Ariston si sono accese per la prima serata di Sanremo 2026 e la sua voce è risuonata per tutto il teatro, c’è chi si è asciugato una lacrimuccia…e chi mente.

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