Trecate, la pasticceria Athos chiude dopo 53 anni: «E’ stata la nostra vita»

Quando a 20 e 22 anni decidi di aprire una pasticceria tua, di ricostruire tutto dalle fondamenta e di renderla la tua attività per 53 anni non è soltanto un lavoro. «E’ stata la nostra vita, i nostri figli sono quasi nati in laboratorio» dice sorridendo: Athos e Anna Zennaro dopo 53 anni di attività il 31 dicembre 2021 hanno chiuso per sempre la porta della loro pasticceria Athos in via Mazzini, pieno centro storico.

Una realtà nata assolutamente da zero: «Mio marito lavorava a Torino, io abitavo a Cerano, ci siamo conosciuti in vacanza, – racconta Anna – abbiamo saputo della possibilità di aprire una pasticceria a Trecate in centro e era necessario farlo nel giro di sei mesi. Il 9 febbraio 1969 ci siamo sposati, il 3 marzo dello stesso anno aprivamo la pasticceria. Era un pomeriggio perché non eravamo riusciti a essere pronti per la mattina, sono occorse numerose prove per il forno che era nuovo, oggi tutti questi problemi, grazie alla tecnologia non ci sono». Da quel giorno è partita l’avventura di una vita: «Abbiamo lavorato tanto, i sacrifici sono stati tanti e devo dirlo c’è stata anche qualche lacrima: abbiamo rifatto da zero la struttura che abbiamo acquistato, era davvero vecchia. Ma abbiamo realizzato tanto, siamo cresciuti insieme».

In 53 anni di storia i ricordi sono tanti, ma Anna ne sceglie uno in particolare: «Un nostro cliente, che ora veniva con il figlio, raccontava che da piccolo veniva con la nonna che contava le monetine per comperare una brioche al nipote e quel gusto non lo ha mai dimenticato. Ecco questi ricordi ci fanno dire che qualcosa di bello lo abbiamo lasciato». Brioche, torte, salatini, per Athos non c’è mai stata differenza, «ha sempre cucinato tutto allo stesso modo, non aveva preferenze, per lui era tutto normale».

Athos e Anna sono in pensione da neanche dieci giorni e la sensazione è strana: «Stiamo mettendo a posto e scendere in laboratorio al mattino e vedere tutto spento fa venire un po’ il nodo allo stomaco, ma sapevamo entrambi che era arrivato il tempo della pensione: per fare questo mestiere ci vogliono fisico e tanta energia, si sta in mezzo alla gente e bisogna sempre dare il meglio. E al giorno d’oggi è difficile rilevare un’attività del genere, sia per l’impegno sia per l’investimento che richiede».

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Elena Mittino

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