Hancock: «Ho sempre dedicato grande attenzione a tutti i fondamentali della pallavolo»

E’ una delle “stelle” del campionato italiano, che ha iniziato a conoscere nel 2015 a Conegliano. Poi la parentesi di due stagioni in Polonia con la maglia del Dabrowa Górnicza e dell’Impel Wroclaw prima del suo ritorno da noi, con la Saugella Monza. Due campionati in Brianza e infine il suo approdo a Novara nel 2019. E lei, Micha Danielle Hancock, (nella foto di Santi impegnata in una “alzata”), 28enne alzatrice di McAlester (Oklahoma), ci ha messo davvero poco per diventare uno dei punti di forza della Igor, meritandosi l’attenzione di tutti gli addetti ai lavori che l’hanno indicata tra le migliori giocatrici nel suo ruolo e non solo.

«E’ una cosa che fa sicuramente piacere, perché la serie A1 italiana è una competizione di altissimo livello. Ho lavorato sodo per essere dove sono – aggiunge – e continuerò a farlo per mantenermi al top. Quel che è certo, però, è che non potrei avere un rendimento del genere senza il contributo e il supporto delle mie compagne».

 

Oltre al tuo ruolo specifico nella distribuzione del gioco e a un servizio particolarmente efficace che lo scorso anno ti ha consentito di stabilire il record per quanto riguarda il campionato femminile italiano di dieci ace in un incontro, nelle ultime gare hai dimostrato una particolare padronanza in altri fondamentali, dalla difesa all’attacco. Non solo a muro o nei cosiddetti “tocchi di seconda” (numero riservato ai palleggiatori), ma in vere e proprie conclusioni vincenti quando ti capita l’occasione… Sei diventata un vero proprio attaccante aggiunto per la squadra di Lavarini.

«Fin da quando ho iniziato a giocare ho sempre dedicato grande attenzione a tutti gli aspetti della pallavolo, soprattutto quelli che potevo controllare direttamente, a partire dal servizio. Sono diventata molto abile fin da giovanissima perché mi ci sono dedicata tanto mentre per quanto riguarda muro, difesa e attacco… sono aspetti che ho potuto curare perché prima di diventare esclusivamente palleggiatrice, in un sistema 5+1, di fatto al college facevo tutti i ruoli e questo mi ha permesso di sviluppare anche caratteristiche non strettamente proprie del regista».

Torniamo al servizio. Sentendo i commenti in tv o dal vivo a bordo campo anche degli avversari sono parecchi a “tremare” quando ti presenti palla in mano sulla linea dei nove metri. E non sono pochi ad augurarsi un immediato cambio palla, perché un tuo turno in battuta potrebbe diventare molto pericoloso…

«Mi rendo conto che in campo c’é attesa quando vado in battuta, anche e soprattutto da parte degli avversari. Personalmente non mi lascio influenzare da quello che accade, se per esempio sbaglio o arriva subito un cambio palla. So che devo lavorare per arrivare poi nelle migliori condizioni al giro successivo e in quell’occasione magari provare a cambiare qualcosa. A volte funziona, a volte no. L’importante per me è rimanere concentrata sugli aspetti del gioco che posso controllare direttamente, mantenendo la lucidità».

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