Baristi trecatesi, tante incertezze e ombre ma anche qualche voce speranzosa e ottimista

Tante difficoltà, incertezze, confusione. Sono i sentimenti che accomunano molti di coloro che in questi giorni si sono trovati alle prese con la riapertura del proprio esercizio, una riapertura come ben si sa, diversa dal solito. Non tutti, ma molti baristi trecatesi sono tornati al lavoro da poco più di una settimana con il servizio di take away, come stabilito dall’ultimo decreto.

Fra i baristi tante ombre, dovute proprio a questa incertezza, ma anche qualche voce “fuori dal coro”, che cerca di pensare al bicchiere mezzo pieno.

 

 

«Ci siamo attrezzati con una vaschetta dove il cliente posiziona i soldi e prende l’eventuale resto, vaschetta che tocca il mio collaboratore e che si dedica solo alla cassa e poi ci siamo attrezzati con i portacaffè e cappuccini in plastica e tazze che mantengono il caldo». E poi c’è l’igienizzante, il nastro bianco e rosso sul davanzale usato fino a febbraio per fermarsi a scambiare due chiacchiere e sui tavoli del dehors. Si è attrezzato così Biagio del Don Bi Cafè di via Novara. «Senza direttive precise è difficile organizzarsi, abbiamo fatto del nostro meglio, ora non sappiamo cosa succederà, i tavoli all’interno? Ne ho dieci, ne potrò mettere forse tre adesso». Biagio al momento ha tre persone in cassa integrazione: «Non hanno ancora ricevuto un euro, le sto aiutando io perché siamo come una famiglia, lavoriamo insieme da tempo e ci aiutiamo. Chi ci darà tutti i soldi per avere tutto a norma? Non voglio piangere miseria, ma è un dato di fatto che viviamo nell’incertezza. Le bollette ci sono, l’affitto anche, e senza guadagnare niente». Le colazioni che prepara Biagio al giorno sono una quarantina, non di più.

Poche ordinazioni anche al bar che si trova all’angolo della chiesa parrocchiale: «Ci sto provando, ma guadagnare 50 euro al giorno è davvero assurdo, – dice Lauretta – in che condizioni siamo? Le spese non sono rimandate e noi siamo in difficoltà. Oggi per esempio, – dice riferendosi alla giornata di martedì 12 – ho consegnato quattro brioche e forse venti caffè. Come si fa a venirne fuori? Io comunque ci metto tutta la mia volontà».

C’è poi chi aveva già provato la consegna a domicilio e ora continua in giorni prestabiliti e intanto si dedica al take away: «Ci accontentiamo, è brutto non lavorare e anche il poco ci gratifica, – dice la signora Anna della pasticceria Athos – ci siamo rimboccati le maniche. Le consegne a domicilio erano di più nei giorni scorsi, ora le persone hanno ripreso a lavorare, abbiamo più richieste nel fine settimana».

 

Ancora, c’è chi alla domanda “Come sta andando?”, risponde “Bene!” con un sorriso. «Bene, per quel che si può fare naturalmente, – dice Manuela del B54, bar all’incrocio dell’area dove si svolge il mercato settimanale – stiamo lavorando e questo è bello. Ma soprattutto è stato bello poter riprendere a respirare una certa normalità. E’ stato bellissimo rivedere i clienti, accertarci che stessimo bene. Qualcuno ancora non è passato, non ho notizie e spero di vedere tutti presto. È una bella sensazione. I tavoli? Non vedo l’ora, anche se pochi viste le restrizioni, che accolgano di nuovo i clienti, noi baristi lavoriamo con le persone e vederle ci rende felice. Sono fiduciosa».

La stessa fiducia arriva dal bar Degustazione in piazza Cavour: «C’è il disagio di dover pensare che è cambiato il modo di venire al bar, certo, gel, mascherine, guanti, è un impegno, ma stiamo lavorando, più di quello che avevamo anche preventivato e questo ci rende felici e stimolati – dicono Floriana e Bruno – le persone non possono sostare fuori dal bar, è vero, ma vederle è bello. Tante sono passate, anche solo per un saluto. Poi la scorsa settimana, con un clima quasi estivo, ci ha permesso di fare tanto. Abbiamo venduto meno in occasione della festa della mamma, ci chiedono meno cioccolati, caramelle, ma è anche vero che queste settimane di quarantena ci hanno fatto spostare tanto l’attenzione sugli acquisti online. Ma siamo contenti di questo qualcosa che stiamo facendo. Ci dobbiamo abituare, insieme, poco alla volta».

Tante, anche in centro, le saracinesche di bar ancora abbassate.

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Elena Mittino

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