Politica

Referendum, Lega: «Votiamo sì, ma vogliamo la nuova legge elettorale»

Cosa ne pensano i parlamentari novaresi del referendum confermativo? La prima puntata con Marzio Liuni, deputato della Lega

Dalla Lega un invito a votare sì al referendum confermativo per la riduzione dei parlamentari, ma il Carroccio rimane fortemente critico sull’immobilismo del Governo (e della sua maggioranza) di fronte alle prospettive della nuova legge elettorale: «Questa riforma – afferma il deputato novarese Marzio Liuni – ha avuto il nostro via libera in tutti e quattro i passaggi fra le due Camere, però vorremmo che si sbloccasse la questione legata al modo in cui si potrà votare. Nella sostanza, in caso di elezioni, è importante che si sappia subito chi vince e possa governare».

Da parte leghista, dunque, un sì al taglio dei seggi fra Montecitorio e Palazzo Madama ma «occorre che questa riforma sia accompagnata da una legge elettorale che dia la giusta rappresentanza ai territori, ridisegnando con un certo criterio i collegi – prosegue Liuni -. Al momento circolano tante ipotesi, ma nulla di concreto. Certo è che se si dovesse votare con la legge attuale moltissime aree risulterebbero scoperte, a vantaggio delle grandi città e delle regioni più popolose. Un esempio arriva dalla Basilicata, che conosco per il ruolo di commissario del partito che ho svolto: da quattro eletti potrebbe davvero rischiare di ritrovarsi con un solo rappresentante».

 

 

Quindi a che punto siamo con la nuova legge elettorale? Luini si lascia scappare un sorriso ironico: «Il Governo dice che sarà pronta a settembre. Vedremo. Cosa proponiamo come Lega? La risposta può essere banale, ma a noi interessa andare a votare il prima possibile, con qualsiasi sistema. Non ne esiste uno perfetto e questo non rappresenta un problema. Aspettiamo il testo che preparerà la maggioranza e valuteremo se apportare o meno delle modifiche. Al momento però non posiamo dire niente perché non sta circolando nemmeno una bozza». E a livello di coalizione? «Se ne parla, poi ognuno, a seconda delle percentuali del suo partito, spinge da una parte piuttosto che dall’altra». Un malumore assolutamente bipartisan, «visto che anche da alcuni settori della sinistra arrivano richieste affinché si metta mano alla cosa con un certo criterio. C’è molto fermento, insomma, e vedremo cosa ne uscirà fuori».

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