Borghi (Pd): «Sul tavolo risorse equivalenti a cinque “vecchie” finanziarie»

L’ultima settimana politica di un tormentato 2020 che ci siamo finalmente lasciati alle spalle ha visto l’approvazione da parte del Parlamento della sospirata legge di Bilancio. Un documento sul quale pareri e commenti sono stati contrastanti, in particolare – a detta dell’opposizione – per il suo passaggio in tempi ristrettissimi in Senato. Per il parlamentare ossolano del Partito Democratico Enrico Borghi le legge presentata dal Governo contiene invece uno «sforzo mai visto in passato. Una manovra da 40 miliardi che sommata ai decreti precedenti porta a uno stanziamento complessivo da 150 miliardi di euro, qualcosa come l’equivalente di cinque “vecchie” finanziarie di una volta». Ma quello che Borghi ci tiene a sottolineare sono le diverse opportunità contenute: «Il “motore” del Paese è sceso ai livelli minimi, ma non si è spento. Ora deve essere accompagnato nella ripresa».

 

L’esponente “dem” rimanda al mittente le accuse di chi ha nelle scorse settimane parlato di “testo blindato”: «Diverse – sostiene Borghi – sono state le misure introdotte in sede di approvazione nel suo passaggio in aula. Dai bonus per famiglie e imprese all’introduzione di una sorta di cassa integrazione per le partite Iva». Una delle preoccupazioni maggiori riguardano gli aspetti fiscali, visto che si vocifera di milioni di cartelle esattoriali pronte a ripartire dopo la “tregua” degli ultimi mesi: «E’ vero che il gettito fiscale ha subito lo scorso anno una contrazione del 30% – ammette il deputato ossolano – ma non ci sono le condizioni affinché lo Stato pensi di “fare cassa” in questo momento. Anzi, il Governo sta appunto varando delle ulteriori misure che possano andare ulteriormente incontro ai contribuenti».

Di fronte alle continue “fibrillazioni” in seno alla maggioranza che sostiene il Governo Conte, Borghi auspica che futuri chiarimenti debbano esserci «attraverso una proposta politica ampia, mettendo in campo una serie di soluzioni condivisibili ed evitando atteggiamenti di chiusura come ad esempio sulla questione dei servizi segreti».

Un ultimo messaggio è rivolto alle opportunità che il Recovery fund riserverebbe al Paese per la sua ripartenza, ma con dei distinguo precisi: «Non stiamo parlando di fondi di coesione, spezzettati sul territorio – ammonisce – E su questo punto mi sorprende l’atteggiamento della parte politica che amministra la Regione. Qualcuno ha chiesto ai sindaci del territorio di tirare letteralmente fuori dal cassetto sogni e desideri. Le risorse serviranno a realizzare operazioni prioritarie come, per fare un esempio, la ricostruzione del ponte sul Sesia a Romagnano su cui abbiamo già definito l’impegno di Anas. Ma la lotteria del Recovery non si deve aprire. La gente non deve essere illusa da chimere elettorali».

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