Autonomia differenziata: opinioni divergenti dai consiglieri regionali dopo l’ok del Senato

Le Regioni seguono con attenzione l'ter della riforma. Lanzo (Lega): «Un passo fondamentale per la crescita del Paese». Rossi (Pd): «Una strada preoccupante, nata come scambio di favori fra i partiti di Governo». Sacco (M5S): «Un teatrino patetico che ha partorito un pasticcio normativo»

Con l’approvazione da parte del Senato il disegno di legge per l’attuazione dell’autonomia differenziata è giunto a metà del suo iter. Una riforma che viene seguita con particolare attenzione da Regioni, partendo dalla nostra, una di quella che sarà tra l’altro chiamata al voto fra qualche mese.

«Una riforma fondamentale per la crescita del nostro Paese – commenta il consigliere regionale della Lega Riccardo Lanzo, che tra l’altro a Palazzo Lascaris presiede la VII Commissione, quella che tratta l’Autonomia della Regione Piemonte –. Al voto di giugno ci presenteremo ai cittadini con una legge che garantisce efficienza e cambiamenti concreti per la vita quotidiana delle persone».

Per Lanzo «questa legge semplifica infatti le procedure, accelera, sburocratizza e fornisce più poteri alle Regioni senza far crescere i costi, garantendo un trasferimento mirato e condiviso delle risorse e servizi più vicini ai cittadini». Dal fronte della maggioranza si tratta di un’intesa della durata massima di dieci anni e che potrà essere rinnovata: «Nello stesso tempo – dice ancora l’esponente del Carroccio – viene introdotto il tema dei “livelli essenziali” delle prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale, quindi un vero salto in avanti nella lotta ai divari territoriali tra le diversità del Paese. Un passo avanti verso la modernità, verso il futuro, premiando i territori virtuosi e senza lasciare indietro nessuno. Abbiamo fatto seguire i fatti alle parole e andremo avanti su questa strada»

Di diversa opinione la minoranza di centrosinistra. Per il consigliere e segretario regionale del Pd, Domenico Rossi «la strada intrapresa da questo governo è preoccupante. Parliamo di una riforma che mette a serio rischio l’accesso ai diritti fondamentali, a partire da quello della sanità, ma anche alla scuola e al trasporto pubblico. Una forzatura che acuisce le profonde diseguaglianze che attraversa il nostro Paese. E non parlo solo fra Nord e Sud, ma anche fra Regioni vicine».

Per Rossi «l’autonomia differenziata così concepita è un boomerang. Certo, fa rivivere il sogno secessionista della Lega e fa comodo a Fratelli d’Italia, che incassa dal suo “alleato” una contropartita in cambio del via libera all’elezione diretta del presidente del Consiglio, operazione che marginalizza i ruoli del presidente della Repubblica e del Parlamento».

Però in questo il consigliere regionale novarese di minoranza non vede un semplice scambio di favori: «Corrisponde un impianto pericoloso. Pensiamo solo alla sanità, un comparto essenziale che lavorerebbe a diverse velocità, risultando più debole e con forti disequità nell’accesso alle cure».

Pollice verso anche dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Sean Sacco: «Si tratta di un teatrino patetico dove vediamo esibirsi i sovranisti nazionalisti e i sovranisti autonomisti insieme al Governo – ha affermato l’esponente “pentastellato” – Invece di rispondere alle esigenze degli italiani hanno deciso si creare un po’ di confusione partorendo un pasticcio normativo che non farà altro che creare ulteriore incertezza e frammentare il Paese».

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Luca Mattioli

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