Il “Sole 24 ore” di oggi riporta con grande rilievo la seguente notiziona: «A proposito di scuola pubblica: chi vive in famiglie svantaggiate ha voti più bassi e di conseguenza sceglierà molto raramente un liceo». La classica scoperta dell’acqua calda. I dati sono desunti dai test “Invalsi” e per arrivare a questa conclusione c’è voluto l’impegno di centinaia di docenti, il lavoro di altre centinaia di persone tra impiegati e tecnici e il coinvolgimento di centinaia di migliaia di studenti.

Qualcosa mi sfugge. Quando terminai la scuola media, dissi ai miei genitori: “Io vorrei fare il liceo classico” e mia madre, che aveva la saggezza di (quasi), tutte le madri di allora, mi rispose: “Quella non è una scuola per te, lì ci vanno solo i figli dei signori”. Stop. E così, dopo le mie vibrate proteste al liceo classico non ci andai, però ottenni di frequentare un liceo considerato di serie B come il liceo artistico, scelta della quale non sono affatto pentito, ma pur sempre un finto liceo, insomma, come ancora oggi pensano molti pregiatissimi docenti dei licei “veri”.

Tuttavia, non la vissi come una sconfitta poiché tutti i miei coetanei poveri come me (anzi “svantaggiati” come si dice adesso), si iscrivevano in massa all’Istituto Tecnico Industriale “Omar” di Novara, per poi poter andare subito dritti e filati in fabbrica appena terminata la scuola (e in fabbrica ci finiva per la verità anche chi non la terminava).

A dire che “il liceo” (classico o scientifico che fosse), era una scuola per “signori” non era solo mia mamma Angelica, erano tutte le mamme del mio quartiere, ma non solo, prima di loro (e prima di INVALSI e “Sole 24 ore”), lo aveva già detto un certo Gramsci Antonio da Ales (Cagliari), e  suo nonno un certo Marx Karl da Treviri (Germania) e anche il suo compagno di merende Engels Friedrich da Barmen (Germania). E se si avesse la pazienza di andare ancora più indietro si arriverebbe  anche al filosofo perdigiorno Jean Jacques Rousseau. A proposito ma che liceo hanno fatto quelli del “Sole 24 ore”?

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Mario Grella

Mario Grella

Nato a Novara, vissuto mentalmente a Parigi, continua a credere che la vita reale sia un ottimo surrogato del web.

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