Il “Clima” secondo Bill Gates

Quanti sono quelli che nel 2015 quando, Bill Gates lanciava l’allarme su virus e pandemie, dissero che era un profeta di sventure? Sicuramente meno di quanti oggi si prendono gioco di Greta Thunberg, forse perché è più facile prendere un giro una ragazzina che non il creatore di Microsoft. Tuttavia sia Bill Gates che Greta, sul clima (e anche su altro), la pensano allo stesso identico modo. Se vi venisse voglia di smettere di fare gli struzzi, potreste sempre leggere “Clima”, il cui sottotitolo è “come evitare un disastro”, dove l’articolo indeterminativo “un” potrebbe tranquillamente essere trasformato nell’articolo determinativo “il”, poiché il disastro di cui parla Gates è quello che potrebbe mettere fine alla nostra garrula e gaudente umanità, ed è lo stesso disastro che vorrebbe evitare Greta Thunberg.

Come dice il titolo, il disastro è quello ambientale, con particolare riguardo alla catastrofe climatica che si sta già abbattendo sul pianeta causata dal peggiore dei suoi esseri viventi: l’uomo (e per parità di genere e rispetto delle differenze, anche la donna e gli altri). “Ci sono due numeri da sapere se si parla di cambiamenti climatici: il primo è cinquantuno miliardi, il secondo è zero…” Così si apre il poderoso volume edito in Italia da “La Nave di Teseo”.

A cosa fanno riferimento questi due numeri? Al numero di tonnellate, badate bene, di tonnellate, di CO2 scaricate ogni anno nell’atmosfera, il secondo è il numero di tonnellate a cui dovremmo tendere per salvare il pianeta in cui viviamo, e non fra trenta o quaranta anni, ma subito. E il senso del libro, un gran libro, sta proprio in questa sfida (e questa volta il termine non è usato a sproposito), e rendere l’utopia possibile o almeno la strada che porta ad essa, una via praticabile.

Si tratta di un testo di divulgazione scientifica, ma appassionante come un thriller, un libro che mette ognuno di noi di fronte ad una realtà che, molti, fingono di non vedere, ma non solo. Questo è un testo che offre soluzioni e soluzioni praticabili, non immaginarie o “patafisiche”. È un libro di dati, di analisi, di formule, di ragionamenti, di studio dei rapporti costi-benefici. Insomma, non è un libro campato in aria, non è il libro di un giornalista o di un divulgatore, ma il libro di un innovatore e di un visionario poichésenza la capacità immaginativa di un visionario e senza la capacità tecnica di un innovatore, da questa situazione catastrofica non si uscirà.

Grazie al supporto della Gates Foundation e alle colossali cifre investite in ricerca da Gates, attraverso il programma, “Breakthrough Energy”, sarebbe stato difficile dare credito alle soluzioni immaginate e concretamente studiate per ridurre fino ad azzerare le micidiali emissioni di CO2 e dei gas serra che ci stanno portando verso la catastrofe globale. La caratteristica del libro è certamente quella di prospettare soluzioni possibili, soluzioni che si dipanano dopo una attenta analisi di dati non solo scientifici, ma anche demografici ed economici e di analisi sociologiche e politiche. Le emissioni nocive e la nostra dipendenza dalle fonti inquinanti esisteranno, finché tutto questo sarà economicamente conveniente. Uno dei cardini sui quali si muovono le teorie di Gates è proprio il concetto di “Green Premium”, ovvero quale sia il rapporto di convenienza nella produzione di energia pulita o di una innovazione nei trasporti.

Illuminanti i capitoli sulla produzione di energia elettrica e l’illustrazione analitica di tutte le fonti di emissioni di gas-serra che, contrariamente a quanto si possa pensare, non provengono dai trasporti o dai sistemi di riscaldamento, bensì dalla produzione industriale (il 31%) e dalla produzione di energia elettrica (il 27%), ma anche da agricoltura e allevamenti intensivi (il 19%), mentre i trasporti occupano “solo” il 16%, e i sistemi di riscaldamento e condizionamento sono in coda con il 7%.

Chi credesse di trovarsi in presenza di un libro moraleggiante, sbaglierebbe di grosso; Bill Gates è l’uomo che (con Paul Allen), ha contribuito a cambiare la vita di tutti noi negli ultimi vent’anni e non è certo un profeta di sventura, ma un uomo che crede e continua a credere fortemente nel progresso dell’umanità e che, lontano da qualsiasi posizione integralista (o “Amish”), cerca soluzioni concrete e realizzabili dinnanzi ad un disastro che appare inevitabile. Se una critica si può avanzare, potrebbe essere solo quella di credere un po’ troppo nella capacità della categoria della “politica” di saper guardare lontano (e il suo scellerato ex Presidente Trump, ne è la dimostrazione più evidente).

Leggetelo con preoccupazione, ma anche con qualcosa di più di una sterile speranza o meglio con la consapevolezza che i destini del pianeta dipendano sempre da ognuno di noi.

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