Referendum e comunali in 6 centri: seggi aperti fino alle 23 di oggi e dalle 7 alle 15 lunedì 21
20 settembre 7:25
Affluenza referendum ore 12: Italia 12,25%, Piemonte 12,02%, Prov. Novara 12,37%
20 settembre 14:03
Bogogno, alle 19 il 47,69% alle urne per le comunali (57,05% nel 2015)
20 settembre 19:15
Comunali: alle 19 affluenza al 42,02% a Invorio (50,72 nel 2016) e al 43,95% a Garbagna (53,93 nel 2014)
20 settembre 19:19
Affluenza referendum ore 19: Italia 30,06% (68% comuni), Piemonte 31,30%, Prov. Novara 30,50%
20 settembre 19:24
Arona, alle 19 il 37,63% alle urne per le comunali (44,47% nel 2015)
20 settembre 19:42
Comunali: alle 19 affluenza al 46,48% a Vaprio (55,11 nel 2019) e al 48,85% a Vinzaglio (61,89 nel 2014)
20 settembre 19:45
Referendum: a Novara alle 19 solo il 28,87% di elettori (in Provincia oltre il 30%)
20 settembre 19:58
Affluenza comunali ore 19: Italia 36,92% (98% dei Comuni), Piemonte 40,11%, Prov. Novara 40,12%
20 settembre 20:13
Affluenza referendum ore 19: Italia 29,79% (99,6% dei comuni), Piemonte 30,79%, Prov. Novara 30,42%
20 settembre 20:20
Prossimi aggiornamenti affluenza alle 23 di oggi e alle 15 di lunedì
20 settembre 20:21


Idee

Covid, banche e imprese

Per chi segue i temi di corporate finance, è cosa nota che le banche – e quindi le imprese – sono penalizzate da tempo a causa di certi rigidi algoritmi che ponderano l’attivo rischioso del loro bilancio ( si rammenti, attivo perlopiù fatto di crediti, per le banche italiane)  e quindi il c.d patrimonio di vigilanza. Più si riclassifica al ribasso il patrimonio di vigilanza, di conseguenza scende la capacità di erogare credito per  una banca. Pertanto aumentano anche condizioni e garanzie richieste al cliente. Orbene, le banche soffrono di questo come e più delle imprese loro clienti, perché se non erogano non fanno il loro conto economico. Chiedete a qualunque direttore di filiale, ve lo confermerà. Già prima del Covid questo problema affliggeva il nostro sistema imprenditoriale, soprattutto perché deprimeva la possibilità di fare credito a medio lungo termine, quello più sano e fondamentale per le imprese.

Il Governo non ha sbagliato, concettualmente, ad ampliare le garanzie pubbliche per le banche per consentire più credito a medio lungo termine, perché le garanzie fanno effettivamente scendere il rischio del credito dunque di conseguenza il citato patrimonio di vigilanza si “asciuga” di meno, e la capacità di far credito aumenta.

Ma Conte ha scordato, o forse ignorava, che i meccanismi del credito che così ha sbloccato sono comunque inevitabilmente lenti ( ha poco da scusarsi , non è colpa sua, è  così ed era prevedibile!) e comunque di credito si tratta, cioè debito per le aziende. Che di debito molte ne hanno già ben tanto, troppo. In altri termini: si è spacciata come manovra da 400 miliardi di liquidità una manovra – forse!, perché non sono ancora  così tanti I miliardi stanziati a garanzia – da 400 miliardi di mero potenziale debito erogabile a seguito delle nuove garanzie  alle banche, che poi forse in un mese e mezzo almeno potranno erogare debito. Buona idea, quindi, e anche  prima ed a prescindere dal Covid,  ma pur sempre tassello modesto di ben altra manovra che invece urgeva disporre ora per l’emergenza Covid. Mentre il pagare presto e bene la Cassa Integrazione, o sospendere per tutto l’anno, se non annullare,  tutta una serie di pagamenti fiscali, o anche solo sbloccare i debiti della Pubblica Amministrazione, ecco quella era sì liquidata immediata. E non semplice debito.

Dietro a questo errore, e gli inviti di usare il cuore rivolti alle banche , in realtà sembra  emergere una cultura da consumerismo , da talk show: il problema delle imprese sono le banche, lo risolvano le banche.

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