“Tra gli spazi” è il titolo di una mostra dedicata a Corrado Levi, personaggio eclettico e poliedrico, artista, architetto, animatore culturale, docente, critico e collezionista che ha operato, nei diversi ambiti delle arti visive. Allievo di Carlo Mollino e Franco Albini, è stato anche docente di composizione architettonica al Politecnico di Milano, ma in realtà l’arte spesso concettuale, è stata il suo vero pallino. Joseph Grima e Damiano Gullì, curatori della mostra della Triennale di Milano che ha chiuso i battenti il 23 febbraio scorso, hanno pensato ad una “esposizione diffusa” di alcune delle sue opere, intitolando appunto la mostra, “Tra gli spazi”.

 

 

Non vi nascondo che il titolo mi sembra del tutto casuale, e anche le opere, sembrano un po’ campate in aria, alcune proprio in senso letterale come “Piercing a Milano”, un anello di metallo avvinghiato ad un pilastro nell’atrio del Palazzo della Triennale; com’è noto, l’architettura è per Corrado Levi un “corpo” sul quale intervenire, anche se qui il risultato mi sembra troppo facilmente prevedibile. Molto meglio “Motosauro”, gioco di parole per definire un animale immaginario costituito da caschi per motocicletta assemblati tra loro in una delle prime sale del palazzo.

La poetica degli oggetti quotidiani re-assemblati, è una delle forze ispiratrici della sua opera che, naturalmente, paga uno scotto molto alto a tutta le poetiche del “ready-made” , dal dadaismo in avanti. Maggiormente legata alla sua attività progettuale ecco “Edipo”, una lampada a forma di testa umana trasparente, con gli occhi bendati evocante il mito di Edipo; peccato che l’opera, collocata nel bookshop della Triennale venga scambiata per uno dei tanti (e anche carini), oggetti in vendita. Stessa sorte, sembra toccare a “Desiderando gli amici”, una sequenza di cinture donate all’artista da amici e appese anonimamente e in malo modo, sullo scalone interno del palazzone milanese.

Si potrebbe continuare, poiché l’azione di spaesamento delle opere sembra davvero un’operazione di scarso interesse e soprattutto di puro comodo. Qualche rara eccezione si può riscontrare in “Uomini”, intervento fotografico “site-specific” in uno stabile abbandonato della fabbrica “Brown Boveri” di Milano, una fotografia della porta di un bagno abbandonato, dove all’indicazione “Uomini” è associato, dipinto sul muro, il nome dell’artista, intervento che si richiama direttamente a tantissima parte della’arte concettuale. Di buona qualità e di ottima collocazione è “Omaggio a Michelangelo”, fotografia tesa a togliere il valore auratico al grande artista, con un fitto dialogo con lo specchio “Milo” disegnato da Carlo Mollino.

Nel complesso un po’ troppo poco, con opere nascoste, alcune mortificate, altre all’interno del museo del design, altre ancora che per essere viste, occorre essere accompagnati dal personale, insomma una caccia al tesoro che non riesce quasi mai a suscitare il desiderio della scoperta e che deprime il valore estetico-concettuale delle opere di Corrado Levi. Supplisce alle tante mancanze e ai paludamenti incomprensibili, il bel volume “È andata così”, diario dell’artista edito da Electa ed in vendita presso il book-sbop.

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