Non conosco personalmente Pier Ferdinando Casini mentre ho avuto l’onore di conoscere personalmente Sergio Mattarella.

Il mio maggiore impegno nella Dc è stato, infatti, nella parte terminale della sua storia, quando Sergio Mattarella era il Vicesegretario di Mino Martinazzoli che cercava di traghettarla verso il Partito Popolare mentre Casini, nonostante l’appello accorato del suo maestro e mentore Forlani, lascerà Martinazzoli per andare con Berlusconi e fondare il CCD che poi si fonderà con l’Udc di Buttiglione quando anche questo si staccherà dai Popolari, per la cronaca io sono rimasto sempre con Martinazzoli, Mattarella, Rosy Bindi. 

Nell’arcipelago della diaspora democristiana Mattarella rappresenta l’ala popolare e pur essendo fra i fondatori del Pd lascerà la politica attiva per fare il giudice costituzionale: “ mi sentirei a disagio in un partito che non fosse di ispirazione Cristiana” aveva detto.

Casini ha sempre avuto un impegno più marcatamente laico e inquadrabile nel filone dei cattolici liberali o moderati .

Alla fine Casini non è riuscito a resistere nella deriva estremistica del centrodestra , fatta di leghismo e sovranismo, è finito eletto nel Pd mentre Rosy Bindi, che era stata la sua avversaria nella Dc, non si ricandidava più in dissenso da Renzi.

Se Casini dovesse essere eletto Presidente della Repubblica in comune con Mattarella  avrebbe comunque una fedeltà alla collocazione atlantica ed europeista dell’Italia che in questo momento anche su rischi per la pace in Europa è una garanzia per tutti.

In comune anche una prassi ed uno stile di rispetto delle istituzioni che sono di tutti e di moderazione, di rifiuto della politica eccitata ed esagerata, gridata ed aggressiva .

Poi certamente anche se alla fine ha lasciato Berlusconi non può accusarlo nessuno di avere un pregiudizio negativo nei confronti della Lega, di Forza Italia e della Meloni.

Sarebbe anche nella sua vita privata l’emblema di un ‘Italia , che ci piaccia o meno, fatta di divorziati e famiglie allargate. 

Se dovesse essere eletto sarebbe là certificazione che quando anche i politici della Seconda Repubblica devono trovare una soluzione all’altezza dei problemi dell’oggi non possono fare a meno del bagaglio di saggezza rappresentato dalle culture politiche della Prima Repubblica. 

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Pier Luigi Tolardo

Pier Luigi Tolardo

54 anni, novarese da sempre, passioni: politica, scrittura. Blogger dal 2001.

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