Referendum: un modesto parere personale

Non sono avvocato, non sono laureato in legge, quindi neanche magistrato, cancelliere, impiegato di tribunale, giudice popolare, docente di materie giuridiche alle superiori o all’università .

Nonostante la mia ignoranza ed estraneità professionale al mondo della giustizia e e dei suoi operatori dovrei votare il 12 giugno prossimo ai 5 Referendum cosiddetti “ sulla giustizia “ che un certo numero di soggetti politici dalla Lega per Salvini ai Radicali a Forza Italia a Italia Viva ha promosso. 

Non essendoci concomitanti elezioni politiche, regionali o amministrative a Novara dovrei votare solo su queste cinque schede ma il voto non è obbligatorio e soprattutto l’astensione nel caso dei referendum è prevista dalla stessa Costituzione: i referendum sono validi, sia nel caso prevalgano i Si o i No all’abolizione delle leggi sottoposte a quesiti, solo se viene raggiunto il

quorum dei votanti cioè cinquanta più uno, cosa che negli ultimi referendum abrogativi, per quelli costituzionali è diverso, che si son svolti non è successa. 

Personalmente penso però che, salvo casi particolari, sia giusto andare sempre a votare anche ai referendum anche quando  si può ritenere giustamente che il referendum sia inopportuno perché riguarda materie troppo tecniche, particolari , marginali, poco importanti.

Il caso di materie troppo tecniche o comunque cose che si può  ritenere non fosse il caso di sottoporre a referendum mi  sembra quello di almeno 2 quesiti del 12 maggio: quello che vorrebbe includere il voto degli avvocati presenti nei consigli giudiziari nella valutazione dei magistrati e quello sulle firme da raccogliere o meno per la presentazione di una candidatura al CSM. 

Non so onestamente cosa sia meglio in tutti e due i casi e ammetto che una soluzione tecnica o l’opposto in particolari di minore importanza mi sembra davvero poco decisiva, rilevante , poco migliorativa o peggiorativa ai fini della giustizia e della sua qualità ed efficienza. Sono molto tentato da votare scheda bianca a questi due quesiti e questo al di là delle indicazioni che daranno i partiti , compreso il mio. 

Credo invece che un referendum molto importante, molto più chiaro e più pienamente politico che tecnico sia quello sulla legge Severino che vorrebbe abolire la norma che prevede lì compatibilità fra cariche di governo ed elettive e condanne penali per reati non colposi anche di primo grado.

Penso che questa norma sia stata necessaria ed è tuttora necessaria per evitare lo scandalo che politici nazionali e locali condannati per reati di corruzione , di finanziamento illecito ai partiti, voto di scambio, collusione con la criminalità organizzata, possano candidarsi ed essere eletti. Non dovrebbe essere necessaria una legge, dovrebbe bastare la sensibilità morale e politica dei singoli, un codice etico interno a tutti i partiti , ma visto che questa sensibilità è ancora non sufficientemente diffusa va benissimo una legge come la legge Severino.

L’altro referendum è quello per limitare ulteriormente la carcerazione preventiva per chi è in attesa di giudizio, è un tema delicatissimo e penso che in molti casi si dovrebbero usare più forme alternative al carcere come arresti domiciliari, obbligo di firma, braccialetto elettronico come già avviene, allargare però indiscriminatamente il fatto che un ladro o un truffatore debba stare in libertà fino alla sentenza della Cassazione, sentenza di terzo grado che può arrivare dopo anni non mi convince e mi preoccupa.

Il quinto quesito riporta una questione dibattuta da tanti anni e che mi sembrava già risolta e che può essere ancora modificata: la possibilità di passare per un giudice dal ruolo inquirente cioè i Pm al ruolo giudicante fermo restando che il ruolo dei giudici rimane unico per il CSM. 

Personalmente voterò No anche se sono convinto che la carriera del Pm e quella del giudice saranno e debbano essere sempre più separate perché sono due ruoli che richiedono professionalità, esperienza e competenza e quindi formazione molto specialistiche e diverse, in un mondo sempre più complesso e che nel tempo in cui si occupa un ruolo e nel luogo non debbano esserci facili e frequenti passaggi da un ruolo all’altro per ragioni di serenità e imparzialità.

Mi pare che però anche in questo caso l’uso del referendum poteva essere evitato perché porta ad un esasperato clima di contrapposizione politica fra politici, fra politici e magistrati, che in questo momento

non mi sembra utile, opportuno e produttivo. 

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Pier Luigi Tolardo

Pier Luigi Tolardo

54 anni, novarese da sempre, passioni: politica, scrittura. Blogger dal 2001.

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