Ho fatto di tutto per essere felice

Dal blog Fuori di Cupola

È uscita l’autobiografia di Roberto Formigoni e qualcuno potrebbe pensare che la storia del movimento di Comunione e Liberazione, Cl, sia in gran parte in quella vita. Non è proprio così : a testimoniarcelo è il libro di Marco Bardazzi edito da Rizzoli: “

Ho fatto di tutto per essere felice” , la biografia di un leader di Cl, già responsabile della comunità bolognese di questo movimento negli anni ’80 e ’90, Eugenio Enzo Piccinini, dal sottotitolo ” storia di un insolito chirurgo”.

Si, perché Piccinini era oltre ad essere un ciellino, considerato dal fondatore del movimento Don Luigi Giussani più un figlio che un discepolo, era un chirurgo importante , che ha nell’Ospedale S.Orsola ha costruito, ancora giovane , è morto in un incidente stradale a 48 anni, una scuola di chirurgia all’interno del Policnico da cui sono usciti numerosi cattedratici e chirurghi e ricercatori importanti .

Lo ha fatto tutto all’interno di un’istituzione pubblica, senza preoccuparsi molto della carriera e dei soldi ma sobbarcandosi numerose trasferte e viaggi di studio in Francia ma soprattutto negli USA per imparare metodiche nuove d’avanguardia ma soprattutto un metodo di lavoro basato sul continuo confronto di tutta l’equipe senza differenza fra professore e primario e giovani medici, sull’innovazione continua , sulla sperimentazione e sull’Inter disciplinarieta’ nell’ ambito della chirurgia oncologica.

Vedere il paziente come persona prima che come malato, nella sua realtà umana che vive la malattia, come una realtà unica che non può essere curata a pezzi o un modo slegato dalla sua vita, dalla sua famiglia, dire al paziente sempre la verità, qualunque sia, perché anche vivere ed essere coscienti delle propria morte è un diritto del paziente . Curare sempre anche quando non è possibile guarire, prendersi carico del malato e alleviare il suo dolore. Questi sono stati i cardini etici, direi prima umani che religiosi del chirurgo Piccinini. Certo gli derivavano dalla sua Fede, dalla continua ricerca dell’unità della persona , perché la persona è sempre una sola in tutto ciò che fa e  vive, affetti, professione, hobby.

Il libro è il racconto di un’avventura umana coinvolgente e gratificante per lui e per quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo, vivergli accanto e crescere con lui, lavorare con lui sperimentando in pratica un modello di medicina personalistica e umanizzante .

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