Trentasei artisti per ripartire: sino a domenica presso lo “Space22” di Milano

Sono i protagonisti della collettiva d'arte “36”, fra i quali anche i novaresi Romani, Molinario, Fronterré, Koman e Ilirjan Xhixha

Chi avesse la possibilità di recarsi in questi giorni a Milano consigliamo di spingersi sino in via delle Leghe 22 (parallela di viale Monza, facilmente raggiungibile dalla fermata Pasteur della metro Rossa), dove, allo “Space22” gestito da Angela Maria Capozzi, si può visitare sino a domenica 10 ottobre (orario dalle 17 alle 19 con ingresso libero nel rispetto delle normative in vigore in materia di distanziamento) la collettiva “36”. La scelta del titolo è presto spiegata. Trentasei sono infatti gli artisti – anche se la titolare della galleria preferisce definirli “amici” – che hanno aderito a questa rassegna un po’ speciale, che vuole sotto tanti aspetti rappresentare un punto di ripartenza per le iniziative artistiche in presenza dopo la lunga emergenza sanitaria.


Come accade in queste occasioni non è stato scelto un tema per questa rassegna, che presenta stili e linguaggi assolutamente diversi fra loro. Fra i tanti hanno trovano spazio anche i novaresi Massimo Romani, che una delle più suggestive nature morte iperealistiche; i poi la “brut art” di Fabrizio Molianario e Alessandro Fronterré, passando per le geometriche figure ripetute di Ion Koman (artista di orine moldava, già grafico politico ai tempi dell’Urss e da tempo novarese… d’adozione). Fra i nostri “concittadini” si segnala anche l’albanese Ilirjan Xhixha, che presenta una scultura in acciaio dipinto, dove il particolare materiale utilizzato si esalta attravero un gioco di luci e di ombre.


Fra gli altri partecipanti si segnalano Enzo Fiore, Davide Baroggi, Dario Brevi, Gianni Cella, Davide Ferro, ma anche Franco Mussida. Il popolare musicista, già fondatore, chitarrista e cantante della Premiata Forneria Marconi, da tempo alterna l’attività musicale a quella di artista. In questa circostanza presenta al pubblico una scultura dove un gruppo di minimaliste figure umane emergono da una base cercando di chiedere aiuto allo spazio che le circonda.

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Luca Mattioli

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